lunedì 21 gennaio 2013

L''abitudine intorpidisce davvero i sensi

 
 
 
Parlando della consuetudine, Montaigne racconta l'aneddoto (una leggenda metropolitana del '500) di una contadina che, avendo incominciato ad accarezzare e prendere in braccio un vitellino fin dalla nascita, e continuando a farlo, giunse per l'abitudine a portarlo anche quando divenne un toro. Ma il racconto serve a M. per introdurre il discorso sulla consuetudine che è come "una maestra di scuola prepotente e traditrice" che ci impone il giogo della sua autorità e, dopo un dolce e mite inizio, mano a mano che il tempo lo rafforza, rivelerebbe "un volto furioso e tirannico", di fronte al quale non abbiamo più la libertà di alzare gli occhi e ci fa - insieme alla convenienza - persino scegliere la tirannide al posto della libertà (come dimostrava il suo grande amico La Boétie nel Discours di qualche anno prima). Ma, si potrebbe dire: dove finisce la consuetudine ed inizia la "cultura" (quando M. scrive i saggi, dalle Indie Occidentali appena scoperte arrivano notizie di popoli nuovi, dove il potere non ha le caratteristiche del dominio, rivelando un’antropologia culturale diversa da quella europea e asiatica...)? E poi, l'abitudine intorpidisce davvero i sensi o è anche una necessità? Non andremmo tutti alla malora se agissimo come ci pare e tentassimo la via della libertà? Come si fa a stare nudi e liberi, senza "abiti" o tradizioni? E se si tratta di cambiarli, quali sono quelli inadatti alla valorizzazione personale? (chi la decide, del resto?) E infine, come è difficile cambiarne qualcuno... Se penso alla mia esperienza, non vado più in là dell'abbandono del tifo calcistico, del fumo, di qualche dieta più o meno riuscita, di qualche impegno indotto dall'obbligo professionale, e di qualche rinuncia per concludere qualche lavoro. Ma quanta fatica, quanto tempo, la decisione.

25 commenti:

  1. Super wpis !!

    takeabreakkk.blogspot.com

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  2. Come si fa a riconoscere il NUOVO BUONO da quello MALVAGIO?
    Se non lo abbiamo mai conosciuto?
    Basta l'esperienza sul BUONO e MALVAGIO passato?
    A me pare che se ritornasse così come era ... verrebbe ignorato o interdetto.

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    1. La consuetudine reca in sè un meccanismo "suo", cioè della ripetizione meccanica, quindi se ne è vittime e non artefici. Difficilmente si ripete con costanza senza immettere variabili, giacché l'individuo stesso è variabile dipendendo dal contensto e dalla crescita personale. La contadina che ha seguitato a portare in braccio il toro non è stata capace di interagire con la crescita del toro. E' stata cieca e ottusa, quindi vittima della tirannide della consuetudine.
      Qualcuno cambia se trova in sé, grazie a mille motivazioni interne o esterne la necessità di modificazione. Il cambiamento spesso è dettato dalla necessità esterna che preme e sollecita il tuo interno fino a renderlo inevitabile. Potendo, forse, prevarrebbe il timore di lasciare il vecchio per il nuovo anche a costo di rischiare l'ernia e seguitando a sollevare il toro in braccio.

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    2. MITRA è raffigurato mentre "scANNA" il TORO e in quella caPANN, insieme all'A SI NO c'è il BUE, cioè il toro ..."STERILIZZATO".

      Il SUDARE per ottenere i frutti materiali, come il PARTOrire per mantenersi in vita con DOLORE, SONO e RESTANO con d'ANNA!

      L'UNIONE FU riBENE DETTA AdBRAMO perchè COMPRESE ... accettando il FIGLIO ricevuto da CHI avrebbe formato una NUOVA SPOSA. Ma caddero nuovamente nell'abitudine di cercare una partoriente per COLUI che E' FIGLIO di UNO DEI gli NO!MADE di questo mondo.
      La trovarono in RE-becca che fece scontare tutta quella DOTE al Figlio che LEI scelse COME primogenito tra i DUE gemelli, come lo erano Caino e Abele.

      Ma io parlo di GEMELLAGGIO tra CHI è di TERRA e CHI è del CIELO.

      ABELE non può MORIRE per SEMPRE.
      Ma se CADENDO muore l'UNICO CAINO ... è la FINE per questo MONDO.

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  3. Montaigne aveva ragione, le sue opinioni a riguardo sono condivisibili.
    Ma certamente siamo noi che regoliamo ogni volta la consuetudine, per fare in modo che le nostre abitudini e tradizioni non si trasformino in tirannide e oppressione.
    Le abitudini creano legami - penso al bellissimo racconto della volpe e del Piccolo Principe - ma bisogna anche stare attenti che questi non diventino giogo.

    L'abitudine a volte diventa necessità.
    La cultura è sempre necessaria.
    Sta all'uomo saper preservare il giusto "abito" che gli permetta di essere "se stesso", senza per questo finire "nudo".

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  4. Dipende dal tipo di abitudine. Sostituiamo alla bambina una madre e al vitellino il figlio.
    Inizialmente la madre prende per mano il bambino, ci parla e altro. Il tutto aiuta il figlio a crescere e parlare. Se la consuetudine della madre non si arresta e la donna persiste nel prenderlo per mano anche quando è cresciuto commette una violenza e instaura un rapporto di dipendenza con il figlio.


    Appunto il pericolo che hai individuato nel tuo commento:

    "
    Le abitudini creano legami - penso al bellissimo racconto della volpe e del Piccolo Principe - ma bisogna anche stare attenti che questi non diventino giogo".

    Ciao Rose.

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    1. già... purtroppo.
      Ciao Guz

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    2. Ma il le-GAME non deve diventare preGIONA.

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    3. In un legame la prigione ha sempre le porte spalancate. Da evitare.

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    4. COSA?
      Il leGAME nella prigione o la preGIONA nel legame?
      Per me nulla è da evitare ma TUTTO da VINCE-RE.

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  5. Dentro l'ambito della consuetudine però, c'è pure il problema delle "dipendenze" ovvero delle abitudini che vengono percepite come condizionanti. E, sul piano sociale, anche quello della conformità a schemi culturali e sociali (non solo dominio, clientela e mafia; ma anche mentalità, linguaggio, ideologia, consumo, ecc.). Si dice che l'abitudine è una seconda natura. E la "prima?". Si può ancora vedere qualcosa di quella o è ormai irraggiungibile?

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    1. La PRIMA dovrebbe comprendere nuovi Cieli e nuova terra, ma è passata tantissima acqua sotto i ... PONTI.

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  6. Ma il leGAME non deve diventare priGIONE.

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  7. Ogni azione si autoriproduce, ogni pensiero si autoperpetua. Quando collabori con lui, gli dai energia. Prima o poi diventerà un’abitudine. Ti comporterai in un certo modo, ma non ne sarai l’agente; agirai solo per forza d’abitudine. Si dice che l’abitudine sia una seconda natura: non è un’esagerazione. Al contrario, è un’ affermazione che sottovaluta il fenomeno! In realtà, alla fine l’abitudine diventa la prima natura e la tua natura diventa secondaria, resta solo come un’ appendice o le note a piè di pagina in un libro, mentre l’abitudine ne diventa la parte principale, il corpo del libro.

    Tu vivi attraverso l’abitudine. Ciò significa che l’abitudine vive fondamentalmente attraverso di te.L’abitudine stessa permane, ha un’ energia propria; naturalmente la prende da te, dato che tu hai cooperato in passato e stai cooperando nel momento presente. Passo dopo passo, l’abitudine diventerà il padrone e tu sarai solo un servo, un’ombra. L’abitudine darà il comando, l’ordine, e tu sarai solo un servitore ubbidiente. Sarai obbligato a seguirla.

    Osho

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    1. Le cattive abitudini diventano comportamenti che fanno male a te e agli altri.
      Osho è un guru del nulla. Un parolaio.
      Ciao Bru.

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    2. Questi DeMONI la sanno lunga.
      VERI VENDITORI di Spirito.
      Ma CHI ha il potere di ATTINGERE da LORO senza lasciarci le PENNE?

      CHI vi aiuterà a USCIRE dai SOLI ABITI fatti di PELLE?

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  8. Bisognerebbe SAPER dividere l'abitudine dalla TRADIZIONE, il ricordo dalla MEMORIA, la moda dal MODO di essere PROGRESSISTI nel rivalutare le cose PASSATE per non gettare il BAMBINO insieme all'acqua sporca.

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    1. Giusto. La tradizione va esaminata attentamente. Conservare l'attuale e buttare nel cestino il vecchio.

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    2. Meglio in una cartella a PERTE, per non perderla ... nello svuotare il cestino.

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    3. L'operazione cestino va fatta. Ero bambino e mi accostai all'Eucarestia dimenticando che avevo mangiato una caramella poco prima. Lo raccontai a mia madre che mi disse chiaramente che l'Inferno mi aspettava. Buttare e non svuotare il cestino.

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    4. Mi dispiace! Il mio modo COLORITO di trasgredire CON SPIRITO ha radici profonde e non SONO COLORATISSIMO a vantaggio della superficiale CARNE.
      A me non piace affatto andare controcorrente per CONCEPIRE, forse a te piace senza sapere a tal punto di credere ad una madre che preferirebbe che tu rimanessi bambino.
      Non è una peculiarità la nostra SEPARAZIONE.

      Tra me e te c'è MOLTO, come CHI getta l'EucaIstia e non la carEstia, preferendo la CARAMELLA ricevuta direttamente dallo SPOSO.

      Possono anche tirare fuori lo scheletro di quell'uomo, visto che IO OSPIRTO il SUO SPIRITO.

      Puoi scandalizzarti e vergognarti di me, ma ti consiglio di pensare a TE.

      Non finisce TUTTO qui e non sto minacciarti, ma INVITANDOTI a SEGUIRE la VIA, la VERITA' ... la VITA. Non per sentito DIRE, visto che non segui le scritture quotidiane, disprezzando il VERO NUTRIMENTO.

      Io non GETTO nulla. AL massimo svuoto il SACCO.

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  9. Cos'è, una prosecuzione ideale del post precedente?^^

    Io penso che l'abitudine abbia due volti.
    Quello della tranquillità e della stabilizzata vita, e quello -negativo- di una routine opprimente.
    Che dire? A volte basta un tocco di fantasia, ma proprio minimo.
    Secondo me un po' di pepe ogni tanto ci vuole.

    Moz-

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  10. Ovunque, GuZ :p
    Un po' di pepe (o sale, vedi tu...) serve sempre, per evitare che la gioiosa abitudine possa diventare noiosa routine (che spinge verso cose brutte: cercare altro, lanciarsi in qualcosa di pericoloso ecc ecc)

    Moz-

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