lunedì 14 gennaio 2013

In crisi non è la società della tecnica

In crisi non è la società della tecnica , ma le forme della tradizione occidentale, che da tale civiltà sono portate al tramonto. Non solo la creazione di nuove tecnologie distrugge le tecnologie obsolete, ma la civiltà della tecnica, nel suo insieme, distrugge le forme tradizionali nelle quali si è via via presentata la " tecnica" occidentale : la religione, la morale, la politica, l'arte, la filosofia. Esse sono distrutte non nel senso che sono bandite, ma nel senso che vien negata la loro pretesa di guidare l'umanità, e questa negazione non consiste in un semplice atto teorico ma nella maggior " potenza" della razionalità scientifico-tecnologica rispetto a qualunque altra forma di razionalità. La crisi dei " valori tradizionali" è la loro impotenza rispetto alla potenza tecnologica.
Ogni critica che nella "nostra" cultura viene rivolta alla civiltà della tecnica si fonda su quello stesso atteggiamento di cui tale civiltà è la più rigorosa realizzazione. Questo atteggiamento che compare insieme all'uomo  consiste nella persuasione di essere padroni delle proprie azioni e di essere in grado di padroneggiare, mediante l'agire le cose del mondo.
Vorrei proprio sapere come vengono ripartiti i finanziamenti e per quali ricerche, soprattutto in medicina, e quali sono i risultati; che siano resi entrambi pubblici. Basta sbandierare ricerche e progressi che all'atto pratico deludono molto (senza negare i progressi meravigliosi compiuti e in fieri). Temo che invece la distruzione della ricerca universitaria vada proprio in senso opposto, quello cioè di lasciare campo libero ai privati, che possono sottrarsi più facilmente a ogni giudizio.
L'identificazione di Cristianesimo e infelicità è in qualche misura da addossare ai cristiani stessi: se ci fosse in ognuno di noi la letizia francescana, si testimonierebbe il Vangelo in modo molto più veritiero. Ma chiunque può vedere che tutto il resto non dà più felicità, anzi! E' tutto un fuggire, un negare a se
stessi di provare rimorso.
 
 


37 commenti:

  1. Ciao Gus,
    tocchi due argomenti distinti. Su uno siamo perfettamente d'accordo, sul secondo no.

    Sto dalla tua parte in ciò che dici nella seconda metà del tuo post, sui finanziamenti e su chi gestisce cosa (e come), sulla privatizzazione e sulla progressiva distruzione (ahimè) della ricerca universitaria.

    Non sono d'accordo su ciò che dici invece nella prima parte del post, ossia che le forme tradizionali vengono distrutte.
    Non è così, perché continuano ad esistere, e continuano ad esistere col giusto peso che oggi (2013, epoca contemporanea) possono e devono avere.
    E' impensabile per me che si possa guidare ancora la gente attraverso la religione (la filosofia in sé, invece, non pretende di guidare), perché il mondo è andato -per fortuna- avanti e le religioni (per quanto utili ad personam) restano una cosa appunto personale e non universale.

    Comunque, offri sempre ottimi spunti :)

    Ciao Gus, buon lunedì^^

    Moz-

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    1. Moz, non ho parlato solo di religione. E' la cultura che non guida più il mondo.
      Comanda la tecnologia che atrofizza il cervello.
      Lo spiega bene Severino:

      «La tradizione occidentale sarà distrutta e il mondo sarà governato da una tecnica senza etica».

      Così è intitolato un articolo, riportato da Newton RCS Periodici con il servizio «Scommetti sul futuro». L'autore è il filosofo Emanuele Severino, docente di ontologia fondamentale all'università vita-salute del San Raffaele. E questo di seguito è il testo relativo.
      La tendenza in atto - sostiene il prof. Severino - fa intravedere sempre più radicalmente la distruzione della tradizione occidentale e siccome l'Occidente è alla testa del Pianeta, assisteremo alla disintegrazione dei valori che hanno dominato la Terra. Questa distruzione è operata dal pensiero filosofico degli ultimi due secoli, che mostra ciò che comunemente viene chiamata la morte di Dio, cioè la fine di ogni verità assoluta, di ogni fondamento, di ogni centro del mondo. Se non c'è alcun Dio, e cioè nessun limite, nessuna verità che argini e guidi l'azione dell'uomo, allora la scienza e la tecnica hanno via libera, ricevono da parte della filosofia del nostro tempo l'autorizzazione a procedere al dominio totale delle cose. Sto parlando di una tecnica e di una scienza che tendono ad avere sempre più come scopo l'incremento della capacità di produrre scopi.
      Avremo un mondo regolato dalla scienza, che ha la scienza come autoreferente, ma con questa essenziale precisazione: non sarà la scienza degli scienziati che intende in modo ingenuo la tecnica come strumento. Fino a quando c'è un'ideologia, che in laboratorio dice al tecnico fermati, perché oltre un certo limite tu non puoi andare, altrimenti ti scontri con il mio messaggio cristiano o islamico, oppure umanistico, questa tecnica è debole. L'etica non è più ciò che era un tempo, cioè la guida che dice alla tecnica: “Tu puoi arrivare fin qui e non oltre”. Ma è la tecnica a servirsi dell'etica, per aumentare la sua stessa potenza».



      Severino è un ateo.



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  2. Dunque, io capisco che intendi... e detto così sono d'accordo con te.
    Il problema è che non condivido il concetto di "Dio/limite", secondo me può esistere una scienza giusta, che fa progredire, e che lascia spazio alla cultura (senza gabbie di alcun tipo). E questa anche tenendo conto dell'etica, senza superarne i -stavolta condivisibilissimi- limiti ;)

    Moz-

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    1. Moz, una nuova scienza non può esistere perché è stata soffocata dalla tenologia:





      Il pensiero di Debord sviluppa essenzialmente i concetti di alienazione e reificazione, già centrali nelle riflessioni di Karl Marx, ma reinterpretati alla luce delle trasformazioni della società europea nel secondo dopoguerra. Lo sviluppo dell'economia nell'età contemporanea, con l'emergere dei nuovi fenomeni sociali del consumismo e della centralità dei mass media, avrebbe segnato infatti una nuova fase nella storia dell'oppressione della società capitalista. La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un’evidente degradazione dell’essere umano. La fase presente dell’occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dall’economia conduce a uno slittamento generalizzato dell’avere e nell’apparire, da cui ogni avere effettivo deve trarre il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima.
      Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l'oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che Debord identifica come un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini.
      Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri ed assiste nella più totale passività alla disgregazione del proprio io.
      Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante della società contemporanea, ed è responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umana.














      

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  3. Beh, poni l'accento su un problema che sento molto anche io, ossia la progressiva alienazione dell'individuo mediante i nuovi mezzi tecnologici.
    Però credo sia un processo irreversibile e forse nemmeno così grave (nel momento) come sembra.
    Ti ricordo che ogni novità è sempre stata vista in malo modo, ed oggi le novità degli anni 60 fanno ridere.
    La cosa che dici effettivamente è grave ed esiste, ma è su lunga distanza. E ripeto, irreversibile.

    Moz-

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    1. Si preve irreversibile, ma quando l'uomo seguitando ad attaccare il pianeta terra con le emissioni pazzesche di anidride carbonica, ebbene se vuol seguitare a vivere dovrà tornare a "zappare la terra"


      Gus-
      :)

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    2. A quello ci finiremo sicuro, e forse PER FORTUNA, ma non ancora, non adesso :)

      Moz-

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    3. Sarebbe bellissimo.
      "
      I fanciulli gridando
      su la piazzuola in frotta,
      e qua e là saltando,
      fanno un lieto romore:
      e intanto riede alla sua parca mensa,
      fischiando, il zappatore,
      e seco pensa al dì del suo riposo.
      "

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    4. Eh, ho capito... sei un romanticone che guarda con nostalgia "i bei tempi andati", un po' bucolici, popolari.
      Forse sono anche io così, infatti non faccio che ricercare cose del passato (non per forza remoto: la situazione che descrivi tu - o meglio, Leopardi- è ascrivibile ad un passato che è quello dell'altroieri, tutto sommato).

      Insomma, anche io sono un tipo che si incanterebbe con le atmosfere rievocate da un Almanacco del Giorno Dopo, semplici, arcaiche e vagamente misteriche nella loro quotidianità, ma è altresì vero che se non ti metti al passo coi tempi forse non potrai nemmeno più leggere Leopardi, che sarà tolto dalla carta e messo su cristalli liquidi... :)

      Bella discussione, comunque! :)

      Moz-

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    5. Sì, ci somigliamo. Per questo c'è feeling tra noi.
      :)

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    6. Con un'unica grande differenza: te sei cattolico :p

      Moz-

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    7. I miei migliori amici, da sempre, sono tutti atei.
      Generalmente i cattolici mi fanno incazzare.


      :(

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    8. Vuoi dire AGNOstici o AgnOSTICI!
      Gli aTEi non esistono.
      In qualcosa credono di CERTO ... per loro LIMITE.
      I primi ti sCOLTAno, MEDItano ... penSANO.

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    9. Infatti io non sono ateo, sono PAGANO :)

      Moz-

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    10. E come PAGANO!
      PAGANO in GLANDE!
      Ti piace OROscopare?

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  4. io non credo che le forme moderne stiano distruggendo quelle tradizionali... soprattutto per quanto riguarda la tecnica, come dici tu Gus, credo che come per ogni cosa la modernità stia ricoprendo i basamenti... le persone non sanno forse più riconoscere la validità di essi e vedono le cose unicamente per come sono nel loro strato più esterno, quello più nuovo e moderno, dimenticandosi di valorizzare i passaggi precedenti e l'importanza delle fondamenta che sorreggono la struttura.
    forse, in questo senso, se ne perde il significato.
    ma la forma tradizionale di tutto è ancora lì sotto, va solo riscoperta.
    un abbraccio :)

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    1. Il problema è culturale. Invertire la gerarchia attuale:

      1-tecnologia
      2-economia
      3-cultura
      4-politica.

      Ciao Esmeril.

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    2. la terza la metterei al primo posto :) mmmhhh ma forse la terza presuppone un buon funzionamento della numero 4 e la cosa è reciproca..

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    3. Esmeril, ma io vorrei capovolgere quell'ordine di potere.
      Ciao.

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  5. Marcel Proust "sapere che non si ha più nulla da sperare non impedisce di continuare ad attendere" Io continuo a sperare. Ciao Gus

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    1. Oppure sperare senza speranza.
      Ciao Lucia.

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    2. Tu: LUCIa, HAI VISTO una LUCE nel deserto!

      Oggi GUS lo vedo ... perso.

      Perchè non VIENI nel DESERTO?

      O preferisci ancora rimanere dove c'è chi ti accudisce come un BAMBInONE?

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  6. ["Poiché il pensiero collettivo non può esistere come pensiero, esso passa nelle cose (segni, macchine…). Ne consegue questo paradosso: la cosa pensa, e l’uomo è ridotto allo stato di cosa" – Quaderni, cit., p.139].

    Questa è una frase di Simon Weil. L'ho leggiucchiata -ma mi riprometto di approfondirla- cercando etimologie legate alla parola “radicamento”. Una che scrive che la politica è comunemente considerata ".. solo e prevalentemente come la tecnica per l’acquisto e la conservazione del potere" credo abbia qualcosa da dirci, oggi + che mai.

    La parola radicamento, o radice, credo sia la “mia” chiave di lettura del tuo post. La perdita di Radici (siamo rimasti contadini abitanti le città, come disse Braudel), lo sradicamento dalle merci autarchicamente e sanamente prodotte dalla terra, l'allontamento dalle merci prodotte da sé -dall'artigiano al contadino- a vantaggio della parcellizzzione della catena di montaggio, o della spesa seriale preconfezionata ci hanno educato alla perdita della radice. siamo sradicati dai borghi natii, siamo sradicati dall'agorà, siamo lontani dal centro del sapere -che una volta non era solo l'ateneo ma una somma di culture ttrasversali, imparavi dal mondo, dai racconti di emigrazione dei nonni, dalle tradizioni orali per intenderci.. hanno prodotto un vassallaggio nei confronti della tecnologia. La tecnologia andrebbe spiegata per camminare non schizofrenicamente parallelamente all'uomo. invece si guarda bene dal rendersi fruibile. sono politicamente (non culturalmente però) contro la tecnologia perchè non è più strumento di emancipazione ma di strumentalizzazione. L'emancipazione è sinonimo di affrancamento da schiavitù sia mentali che fisiche. Questa tecnologia -volutamente- ci affranca solo dalla nostra autonomia. 'Aggie finit. ciao gussss. bru..

    PS nn rileggo gli strafalcioni, come al solito, ma ho la sensazioni di blaterare sempre le stesse cose, come se volessi tornare al precapitalismo.. non è così. ma vorrei che politicamente qualche pietruzza si sgretolasse, metaforicamente parlando, invece mi sembra un incubo che ci stiamo di nuovo a ritrovà il nano tra i piedi...svegliatemiiiiiii!

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    1. Su Splinder hai sviluppato ampiamente questo tema doloroso della nostra società. Tutto vero quello che hai scritto.
      B?
      Ormai conta come il due di briscola.
      Il problema è che gli altri non è che valgano tanto.

      Abbacio.

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  7. due di briscola? mah. Sempre troppo.
    E' vero, il problema sono anche gli altri che fanno pena. abcio

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    1. Se non gli diamo almeno il due di briscola non gioca e quindi non può perdere.

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  8. La riflessione del post è condivisibile, anche io penso che le tradizionali dorme espressive dell'uomo occidentali siano "in crisi": la morale, la religione, l'etica, la filosofia, l'arte occidentali sono minate dalla espansione della tecnologia, ed è indubbio che, al di là delle eccezionali scoperte e vantaggi che porta alla ricerca, essa tenda a rendere l'uomo sempre più "oggetto" e non "soggetto" della propria vita... qui non si tratta di una questione religiosa, secondo me, ma umanistica: è il nostro pensiero, la nostra creatività, la nostra capacità di studiare ed apprendere senza l'ausilio di mezzi informatici o multimediali.

    D'altra parte, le tecnologie moderne di per sè non sono "pericolose" o "alienanti", io le giudico un "mezzo" e non uno "scopo": tutto è uno strumento, dipende da ciò che l'individuo ne fa.

    Il tema è delicato, non vorrei mai finire nel "moralismo" tipico di certi clericali, che oppone allo sviluppo una sorta di "resistenza interna" in campo tecnologico, ma credo che "virtus in medio stat": la storia ci insegna che le civiltà si sono sempre date il cambio (Riforma e Controriforma, azione e reazione), e credo - spero - proprio che questa era tecnologica, raggiunti i propri "eccessi", verrà presto seguita da un'altra naturalista, umanista, ecologista, di cui vedo già i germi in un'altra parte di generazione che non passa la sua vita su facebook, o a giocare alla Play Station... :-)

    Per quanto riguarda la religione, credo che quella occidentale sia un pò "in crisi", al contrario delle religioni orientali, che mi sembrano essere più "di moda".. il che è una beffa, perchè la culla del cristianesimo non è l'Italia, ma la Palestina: certo, se i cristiani evitassero, appunto, di predicare e vivere una "religione della croce" e vivessero più una "religione della gioia e della fratellanza", penso che le cose andrebbero meglio!

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    1. Dovrebbe finire l'era tecnologica. Un giorno per potere tornare a casa potremmo aver bisogno di un navigatore satellitare. Il cervello è un organo e come gli altri se non vengono usati si atrofizzano.
      Ciao Rose.

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    2. beh... ai posteri l'ardua sentenza! :-)

      ciao!

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  9. Che ti E' o HA .. preso?

    Ma tu in CHI CREDI?

    Non sai che nei momenti di magra e di crisi si sviluppa più lo SPIRITO?

    Ma tu OGGI sei come chi voleva da Gesù il MIRACOLO e non il perdono dei peccati.
    Mi dispiace! Non posso farci nulla.
    Sto per superare il ... CON FINE.

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    1. Dove vai. Resta qui.

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    2. Lo vedi che tu non riesci a comprendere CHI non hai ancora ... CONOSCIUTO?

      Hai mai conosciuto il DESERTO VOLONTARIAMENTE?

      Io ti sto parlando da QUI.

      Devi riuscire a SPORTARTI in una DIMENSIONE ... PARALLELA.

      Lascia STARE il MONDO che E' gestito da CHI non comprende ma esrgue quello che gli viene solo concesso.
      Lo so, è difficile non pensarci ... ma a te CHI ti interessa?

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    3. Sai benissimo chi mi interessa. Ma nelle persone guardo solo la loro umanità.

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    4. UMANITA' nel senso di provenienza TERRENA?

      OGGI le scritture PARLAVANO di ANGELI e di COLORO che SONO PER un PO'co INFERIori agli Elohim. Eppure sottomettono la TERRA.

      ConVENIVA in FATTI che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – RENDESSE perfetto per mezzo delle sofferenze il CAPO che GUIDA alla salvezza. In FATTI, coLUI che SANTIfica e coLORO che SONO SANTIficati proVENGONO TUTTI da UNA STESSA ORIGINE; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo:
      «Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi».

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  10. "Vuoi dire AGNOstici o AgnOSTICI!
    Gli aTEi non esistono.
    In qualcosa credono di CERTO ... per loro LIMITE.
    I primi ti sCOLTAno, MEDItano ... penSANO"


    Non esiste un cattolico perfetto e nemmeno un ateo intransigente. L'ateo affievolito viene chiamato agnostico, nel senso che per lui esista o non esista Dio è del tutto indifferente. Quindi sono peggio degli atei intransigenti, se ci fossero.

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    1. Non sono ... dacCORDE, ma da CATENE.

      Si può dire che Stefano fosse cattolico affieVOLIto e Saulo credente FERvente? O il CONTRARIO?

      Io conosco l'AGNOS-Teo e DEI Mundi.

      Per te DIO è perfetto? Solo il PERFETTO lo può diMOSTRAre.

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