sabato 30 giugno 2012

La vocazione è un grido di battaglia







Lentamente Gesù colloca la sua persona al centro dell'affettività e della libertà dell'uomo.
E' commovente la questione, è l'aspetto più commovente di tutto quanto il fatto cristiano, cioè la storia cristiana.
La vocazione in cui Cristo ci ha bloccati, in questo essere bloccati ha già dentro tutto.
Dove sei, dove uno vive queste cose, entrano flotti di umanità diversa. Altrimenti le cose restano tali e quali, in tutti i sensi, e sembrano dar vigore e ragione alla superbia, alla pretesa, alla presunzione, al fariseismo.
La vocazione è un grido di battaglia, non come un posteggio, un posteggio in cantina.
Se si va a insegnare, se si va a lavorare in banca e si stabiliscono rapporti con gli altri compagni di lavoro, qualsiasi cosa si faccia, per quanti rapporti si tessano, questa battaglia è lo scopo. E' la battaglia del nuovo contro il vecchio. Per questo è la vera rivoluzione.
Anche ai tempi di Stalin tutti gridavano: "Rivoluzione!", e tutto sembrava rivoluzionario, animato da imperiosa volontà di rivoluzione. Son finiti negli accusati schemi dei propri avversari, identificandosi con essi.




venerdì 29 giugno 2012

Una società immersa nell'esistente




La domanda di Dostoevskij:
"Un europeo dei nostri giorni, un uomo colto, può credere davvero in Cristo?".
Io rispondo sì.
Cristo è un forte elemento di contraddizione rispetto all'esistente. Siamo sempre di più una società immersa nell'esistente, condizionata dall'esistente: ormai è l'unico orizzonte della vita individuale e collettiva. Qualcosa che faccia alzare lo sguardo e porti il cuore da un'altra parte è un salutare elemento di contraddizione. Sposta l'orizzonte di pensiero e di creazione. Ne abbiamo bisogno sempre di più.





giovedì 28 giugno 2012

Berceuse



Si aspetta il momento in cui medicare i lividi e le ammaccature di quella guerra di logoramento che è l'anno trascorso ,e la vacanza è la parentesi in cui finalmente si può staccare la spina da se stessi. C'è però anche un altro modo di concepire le vacanze, che è innanzitutto un altro modo di concepire la vita.
Diceva Cechov: "Quando mi veniva voglia di capire qualcuno o me stesso prendevo in esame non le azioni, nelle quali tutto è convenzionale, bensì i desideri. Dimmi cosa vuoi e ti dirò chi sei".
E' un criterio di valutazione rivoluzionario, intrigante, che non lascia tranquillo l'assetto borghese.
" Quello che una persona veramente vuole lo capisco non da ciò che è obbligato a fare, ma da come usa il tempo libero (Luigi Giussani)".
La vacanza diventa di colpo un test di quello che si vuole e di come si concepisce la vita. Ciascuno allora può giudicare, capire come stanno le cose per sè.






L'etica del dono

 Liberiamo l'amore per Dio dalle astrazioni. 





1) "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te".
2) "Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te".




Sembra che non vi sia
differenza, e invece c'è. Mentre nel non fare agli altri quello che non
vorresti fatto a te il principio è il non nuocere, nel fare agli altri quello che
vorresti fosse fatto a te ,il principio è l’aiutare chi soffre, perdonare chi ha
sbagliato, sollevare chi è caduto. L'etica diventa l'etica del dono, e nella
quotidianità questa é la più necessaria.





mercoledì 27 giugno 2012

Un respiro che si chiama amore


 

 

Leggo questa mattina questo passo da "Nella dimensione del tempo dei monaci, del monaco Anselm Grün".
Né il tempo né la mia personale maturazione stanno nelle mie mani.
Il mistero della vita sta nel consegnarsi nelle mani di Dio.
Questo mi porta libertà e tranquillità interiori.
Solamente in questa libertà e solamente in forza di questa tranquillità sarò veramente capace di dedicarmi completamente a ogni momento presente.





martedì 26 giugno 2012

I profitti al di sopra delle persone

In Francia la gente risolve i propri problemi d'adattamento con il suicidio. E' il segnale di una nuova forma di alienazione, di un mondo del lavoro che si disumanizza mettendo sempre di più i profitti al di sopra delle persone.
France Télécom-Orange conta il maggior numero di vittime. Tredici suicidi nel 2008, diciannove nel 2009, ventisette nel 2010.
L'ultimo ad aprile. Un impiegato cinquantenne, padre di quattro figli si è dato fuoco nel parcheggio della filiale di Mérignac.
Dal 2006 al 2008 France Télécom è stata sottoposta a una serie di massicce ristrutturazioni. Sedicimila posti di lavoro sono stati soppressi, migliaia di lavoratori si sono visti cambiare di funzione o declassare, o spostare qua e là nel Paese. In un panorama lavorativo che cambia vertiginosamente e in così poco tempo, non tutti reggono la pressione. Soprattutto i meno giovani che faticano a calarsi in nuovi ruoli e comprendere le tecnologie d'avanguardia. I suicidi sono in maggioranza uomini sui 50 anni. Prima del rogo di Mérignac c'è stato chi ha preso barbiturici, chi si è tagliato le vene o si è pugnalato in piena riunione. Diversi si sono buttati dalla finestra del proprio ufficio. Altri si sono tolti la vita a casa propria, ma lasciando chiare lettere di accusa, come come l'impiegato marsigliese che prima di morire ha puntato il dito contro il sovraccarico di lavoro, la disorganizzazione, il management del terrore.

lunedì 25 giugno 2012

La scienziata che sa tutto e sentenzia

L'astrofisica Margherita Hack
ha decretato che dopo la morte non c'è niente.
Alla domanda: "Crede nell'aldilà?", ha risposto testualmente:
"No. Chi muore, muore e basta. Non resta nulla oltre
a molecole che serviranno a costruire
altri esseri".
Poi, ha aggiunto: " A sedici anni avevo già cancellato la religione.
Se ne può fare a meno".
La negazione di Dio va molto di moda.
Il punto sta nella imperturbabile sicumera
che talvolta sfiora l'arroganza, con la quale
sono proposte certe affermazioni.









domenica 24 giugno 2012

La logica perversa del capitalismo è insanabile

Angie, interpretata da Kierston Wareing,
 è una giovane madre che perde
continuamente il lavoro.
Assieme all’amica Rose (Juliet Ellis) decide
 di dare una svolta alla sua vita mettendo su
 un’agenzia di lavoro temporaneo. Ben presto,
 però, da vittima del precariato
e del «miracolo» anglosassone,
Angie è costretta ad adottarne le regole.
In nome del profitto e del «benessere dei consumatori».
«Il modo in cui si comporta è esattamente il modo
 in cui la società vuole che si comporti – spiega Loach –
 Un sistema secondo il quale ciascuno è costretto
a lavorare contro le persone che gli
stanno vicino, non assieme».


sabato 23 giugno 2012

Sentire e vivere il problema dell'altro




Succede che nel rapporto di coppia il marito non riesce
 a capire la moglie, ed è una situazione reciproca.
Così nel lavoro, nei rapporti sociali, in politica,
 nei conventi, nelle osterie e anche negli spazi virtuali.
C'è una crisi di disponibilità.
 Ognuno si sente vittima dell'incompresione dell'altro,
 ma non mette mai veramente in discussione se stesso,
 tranne con una generica affermazione più o meno
di questo tipo: "Forse anch'io avrò le mie colpe, però....".
Questo comportamento, assunto un po' da tutti,
 crea una serie di situazioni a catena che si possono
 rimuovere solo con atti concreti di buona volontà,
 non con generici discorsi.
Se ognuno di noi aspetterà, seduto in un angolo,
che gli altri vengano incontro alle sue esigenze,
 sicuramente noi rimarremo ai margini della vita
 e tagliati fuori da ogni colloquio.
La volontà di capire, di sentire e vivere
 il problema degli altri, il nostro prossimo,
ci toglie dall'isolamento, spezza il guscio
del nostro egoismo, ci fa scoprire amici,
 e non dovunque gente che ci
vuole male o che ci fa del male.


venerdì 22 giugno 2012

Alla ricerca di un significato chiaro e preciso




Ieri, in una galleria del centro ho visto un
 quadro molto bello.
Non sono stato a pensarci due volte.
Un assegno bancario e il dipinto è mio.
Ma non è di questo che volevo parlarvi.
E' di quello che è successo dopo.
Sono tornato a casa.
Ho preso un chiodo e un martello.
L'operazione è riuscita e ho appeso il quadro.
Prendere un chiodo, battere con il martello
 fino a farlo penetrare nel muro e appendere
 il dipinto rappresenta una sequela importante
 nel segno della logica.
Qualcosa che ha un senso compiuto.
Ecco, tutto quello che facciamo dovrebbe
 avere un significato chiaro e preciso.


giovedì 21 giugno 2012

Le baraccopoli della vergogna

 

 
 
In metropoli farcela è possibile. Elemosina, spazzatura, avanzi, magari qualche piccolo furto.
In campagna sopravvivere è più difficile, devi contare solo sulle tue forze, e anche e soprattutto sulla sfruttabilità della campagna stessa. Se le campagne di Nairobi sono composte per il 65% da sabbia, è impensabile poter sopravvivere, coltivare, allevare animali.



mercoledì 20 giugno 2012

Tommaso da Celano parla di san Francesco d'Assisi







Al tempo in cui soggiornava a Rieti per la cura degli occhi, chiamò un compagno che, prima d'essere religioso, era stato suonatore di cetra, e gli disse: «Fratello, i figli di questo mondo non comprendono i piani di Dio. Perché anche gli strumenti musicali, che un tempo erano riservati alle lodi di Dio, sono stati usati dalla sensualità umana per soddisfare gli orecchi. Io vorrei, fratello, che tu in segreto prendessi a prestito una cetra, e la portassi qui per dare a frate corpo, che è pieno di dolori, un po' di conforto con qualche bel verso». Gli rispose il frate: «Mi vergogno non poco, padre, per timore che pensino che io sono stato tentato da questa leggerezza».
Il Santo allora tagliò corto: «Lasciamo andare allora, fratello. È bene tralasciare molte cose perché sia salvo il buon nome ».

La notte seguente, mentre il Santo era sveglio e meditava su Dio, all'improvviso risuona una cetra con meravigliosa e soavissima melodia. Non si vedeva persona, ma proprio dal continuo variare del suono, vicino o lontano si capiva che il citaredo andava e ritornava. Con lo spirito rivolto a Dio, il Padre provò tanta soavità in quella melodia dolcissima, da credere di essere passato in un altro mondo.

Al mattino alzatosi, il Santo chiamò il frate e dopo avergli raccontato tutto per ordine, aggiunse: «Il Signore che consola gli afflitti, non mi ha lasciato senza consolazione. Ed ecco che mentre non mi è stato possibile udire le cetre degli uomini, ne ho sentita una più soave ».















martedì 19 giugno 2012

Il ragionamento senza l'osservazione conduce all'errore






Nell'io interagiscono ragione e affettività alla ricerca di una comune soddisfazione. Questo è il senso del guardare, mentre il vedere è un segno dissociativo che trascina l'uomo verso una situazione di mera reattività agli stimoli esterni.

domenica 17 giugno 2012

Per negare occorre un preconcetto







 
 
 
Domenica scorsa ,durante la messa, il parroco che si occupa di una missione cattolica nel Burundi, oggi riparte, nel mezzo dell'omelia, si fa serio e sbotta: " Lo so che molti di voi quando si confessano ricordano che si sono soffermati a guardare qualche donna che sculetta e invece dimenticano che hanno frodato il fisco non facendosi rilasciare regolare fattura dall'idraulico o dal dentista".
Grande!

sabato 16 giugno 2012

Macapà, ai bordi del Rio delle Amazzoni




 



 
Il significato del rapporto osservazione-ragionamento è molto semplice.
Dalle informazioni dei media che mi arrivano dalle televisioni e dai giornali si può inziare a ragionare, per esempio, sulla politica che si è allontanata dalla gente.
Ma l'esattezza delle mie riflessioni dovrebbe presupporre una conoscenza del fenomeno.
Entro nella sede di un partito politico importante. Vedo una scrivania piena di polvere, fotografie ingiallite, i pavimenti sporchi, le pareti dalla vernice scolorita, una serranda sfasciata. La mia impressione è che nel partito le persone vanno di rado. Per successive approssimazioni deduco che la realtà mi prospetta un distacco serio della gente dalla politica. Ora posso cominciare ad analizzare il fenomeno e pormi i perché. La base di partenza è un'osservazione certa e difficile da mistificare.

venerdì 15 giugno 2012

Il luogo in cui Cristo è morto

 
La storia dell'umanità conta un numero immenso di martiri che hanno consegnato col loro sacrificio radiosi messaggi di pace, fratellanza, speranza e gioia. Non si può "tornare" da nessun posto del mondo senza comprendere che non sono favole né utopie, ma lezioni ineludibili, atti concreti di crescita dell'umanità, chiaro segno che attraverso una continuità di incrollabili sacrifici personali piccoli e grandi l'essere umano può trovare la sua "salvezza" nell'umanissima, terrenisssima e materialissima opera collettiva





mercoledì 13 giugno 2012

Un giorno carico di memoria








Quando uno si è innamorato,
 la mattina dopo
 non può non essere

riempito della memoria di quello
 che è accaduto.

Il presente è tutto carico di tutto
 quello che è successo.

Per questo, un conto è il giorno
prima di innamorarsi

e un conto è il giorno dopo
 di essersi innamorato:

tutti e due i giorni possono
 essere uguali

apparentemente, nella quotidianità,
ma cosa fa la differenza?

Che uno è carico di una memoria
che nell'altro non c'era,

perché non era accaduto.


martedì 12 giugno 2012

Parliamo della Chiesa



Se la Chiesa dice di sé: io sono una realtà fatta da uomini,
 che veicola qualcosa di eccezionale, cioè il divino,
 non la si può giudicare nel suo valore profondo elencando
 i delitti e le ristrettezze degli uomini che fanno parte della Chiesa stessa.
Al contrario, se nella definizione di Chiesa entra l'umano
 come veicolo scelto dal divino per manifestarsi,
in tale definizione potenzialmente entrano anche quei delitti.
Ciò che intendo dire è che nefandezze e angustie
 non costituiscono materiale di giudizio sulla verità della Chiesa.
La Chiesa, secondo i Vangeli, è stata voluta da Cristo
 che ha indicato in Pietro l'uomo designato.
Cristo conosceva i difetti di Pietro.
  Sapeva anche che lo avrebbe rinnegato per viltà.
 I difetti ci saranno sempre e comunque.
Allora scegliere di fissare lo sguardo su di essi
 è un modo fatale per scegliere di non guardare i valori.
Un alibi per non aderire mai, per non dover mai cambiare se stessi.

lunedì 11 giugno 2012

Dove e come si fa l'esperienza di un incontro?

Si incontra il Fatto cristiano imbattendosi in persone
che questo incontro hanno già compiuto e la cui vita
da esso, in qualche modo, è stata cambiata.
Quindi, il come è un impatto umano che accade:
una persona, un gruppo, una realtà sociale.
Il dove , invece, può essere ovunque, in qualsiasi posto.
Certo, non è un incontro sentir citare il Vangelo o
ascoltare anche per ore pensieri che il Vangelo fa
venire in mente a una data persona.
Questo è assistere a uno spettacolo, quando lo è,
di reazioni sentimentali o suggerimenti dialettici
che prendono le mosse da uno spunto religioso.
Invece l'incontro è con un avvenimento, che può
essere anche una persona che parla, ma ciò che
colpisce non è tanto la parola in sé quanto il
cambiamento comunque avvenuto in colui che parla.

sabato 9 giugno 2012

Il fallimento educativo

 
 
 
Un genitore fallisce, più o meno, come fallisce un imprenditore: faciloneria, calcoli sbagliati, eccesso di fiducia nelle proprie idee, sfiga.
Definirei "sfiga" l'insieme dei fattori ambientali e umani che sfuggono al nostro controllo. Le "cattive compagnie" sono un esempio di sfiga. L'insegnante balordo è un altro esempio. Se consideriamo le malattie, gli incidenti, i traumi psichici eccetera, facciamo una casistica che non finisce più.
Fare l'imprenditore, però, è molto più facile che fare il genitore. L'impresa opera in un ambiente amorale (non immorale: attenzione!), regolato dalle norme impersonali del mercato. L'impresa segue l'andamento dell'economia e, se la congiuntura è buona, bisogna essere proprio degli idioti per fallire.
Il genitore, invece, deve misurarsi con l'etica. Che cosa è Bene e che cosa è Male? Boh. Cinquant'anni fa, tutti sapevano distinguere il Bene dal Male. Dio, Patria e Famiglia erano il Bene; Satana, l'Anarchia e l'Adulterio erano il Male. Poi c'è stata l'atomica della rivoluzione culturale che ha fatto esplodere la nostra cultura polverizzando i valori.
Chi dice che non ci sono più valori sbaglia di grosso. I valori ci sono ancora, solo che ce n'è a miliardi perché ogni individuo ha i suoi.
La frammentazione dei valori è il vero problema, non la loro assenza. Di tutte le sfighe che contribuiscono al fallimento di un genitore, la frammentazione dei valori è quella più tremenda.
Potremo mai "ricompattare" la nostra cultura attorno a un nucleo forte di valori condivisi?
Secondo me, no.
Siamo dunque condannati a fallire come genitori, come coniugi, come insegnanti, come predicatori...


giovedì 7 giugno 2012

Il cristianesimo è la vita con una Presenza

 
 
 
La gloria di Cristo è vivere il rapporto con la realtà, persone e cose, secondo il disegno del Mistero e non secondo il tuo progetto sul mondo, da cui deriva il formalismo. Perché il formalismo deriva da un tuo progetto sul mondo, da una tua opinione sul mondo, da una tua analisi sul mondo.
"Il cristianesimo è una trama di valori morali": questo è formalismo, è il formalismo di cui peccano tanti cristiani di oggi, per colpa di chi ha responsabilità di suggerimenti inopportuni.
Il cristianesimo è, invece, la vita con una Presenza, non valori morali. I valori morali li hanno anche i buddhisti.
Tutto il mondo si riduce a pagare lo scotto a un formalismo, e siccome è impossibile non accorgersene, tutto diventa malinconico, e chi se ne accorge più acutamente diventa nichilista.


mercoledì 6 giugno 2012

Cosa significa meditare?




C'è un brano di Victor Hugo ,tratto dal suo "Les contemplations" ,intitolato l'Eremita. L'eremita che si alza al mattino presto e, alla luce di una candela, inizia la nuova giornata nell'oscurità ancora invadente della notte. Man mano che il sole appare all'orizzonte l'arco del cielo si incendia di luce, analogamente come nel suo cuore si fa luce appena inizia a meditare. Meditare significa situare le cose al loro posto. Ecco allora la grandezza ultima dell'uomo profilarsi all'orizzonte: essa risiede nel riconoscere alle cose il loro posto, cioè il loro significato. La dignità dell'uomo sta infatti nella percezione, nel riconoscimento e nell'affermazione dell'esistenza del significato ultimo della realtà nella percezione della realtà determinata dal "cuore". Sorge un iniziale giudizio, quindi un uomo vede se e quanto la realtà in cui si imbatte gli corrisponde e lo soddisfa. Nella percezione determinata dal cuore il punto o il luogo dove l'io non è più l'oggetto o la determinazione particolare che lo fa reagire, non è il potere, ma una realtà dentro di sé, come strumento di paragone nell'impatto con ogni realtà, che assicura la sua unità nell'incontro e nel confronto con tutto.



martedì 5 giugno 2012

Il fondamentalismo scientifico


La tesi di Enrico Bellone è che i "processi culturali", che di solito si pensa siano governati da progetti che hanno in vista scopi da raggiungere, possono essere senza esitazione ricondotti a "processi evolutivi", in nulla dissimili dai percorsi biologici che, come tutti sanno, non sono governati da un progetto precostituito e non si svolgono in vista di scopi prefissati, perché non possiedono una loro direzione intrinseca.
La conseguenza è che gli esseri umani, con la loro presunta "ragione", in realtà non trascendono l'ordine naturale nel suo percorso evolutivo e selettivo, ma ne sono piuttosto l'effetto. E questo non "in generale" dove chiunque potrebbe convenire, ma anche nella specificità del loro modo di pensare e di conoscere nelle varie epoche storiche. Per dimostrare la sua tesi Bellone sceglie, a titolo esemplificativo, quell'epoca storica in cui nasce la scienza moderna, con particolare attenzione alle osservazioni che Galilei sviluppò tra la fine del '500 e i primi anni del '600, con l'intento di dimostrare che i risultati più decisivi raggiunti dal fisico-astronomo furono notevolmente indipendenti dai suoi desideri, anacronistici rispetto ai saperi e del tutto privi di direzionalità.



lunedì 4 giugno 2012

L'incontro con qualcosa fuori dell'uomo



La fede ha una partenza fuori di noi: è un fatto, è una oggettività che sfida la soggettività dell'uomo. Niente di astratto, nessuna deduzione, nessuna proiezione. Già dall'origine è l'incontro con qualcosa fuori dell'uomo. Un incontro che suscita una speranza. Per questo la fede è un gesto umano e deve nascere in modo umano, perché non sarebbe umano se nascesse senza ragione, sarebbe irragionevole, cioè non umano. All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona. La fede è il massimo del razionale perché tu decidi di vivere secondo le esigenze del tuo io. Ti accorgi che il cammino che ti offre Cristo è quello che tu stavi cercando. Tutto l'io è calamitato da Lui.

venerdì 1 giugno 2012

L'altra riva

 
 
 
 
Gesù è il Maestro che sta nella barca – la Chiesa - con i suoi discepoli ed
è anche il Dio che vince il male.
Il rapporto di Gesù con l’uomo intesse quotidianamente,
in ogni momento della vita.
Quando ogni cosa va per il verso giusto sembra essere tutto scontato.
Ma quando il cammino diventa faticoso, impervio, allora la nostra fede vacilla,
siamo spaventati, perché a volte è una fede interessata ad
ottenere qualcosa che ci pare indispensabile.

E allora invochiamo la sua presenza: “Dove sei Signore?”

Dobbiamo affidarci completamente, e non dimenticare ciò che Gesù dice:
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”