sabato 31 marzo 2012

La certezza della fede

Péguy diceva: "Per sperare bisogna
aver ricevuto una grande grazia.
Cosa è questa grande grazia?
La fede in Gesù Cristo.
La grande grazia è la certezza della fede,
che è come un seme di tamerice,
una delle più belle piante che ci siano.
Il seme di tamerice è piccolo, un piccolo seme
che si confonde con la terra.
Col tempo si sviluppa, si sviluppa e viene
fuori una grande pianta con quei
bei capelli lunghi, tutti orlati di perle
che sono fiorellini, che al minimo soffio
di vento si muovono come uno
che soffi sui capelli lunghi di una ragazza.
La grande grazia da cui la speranza nasce
è la certezza della fede.













venerdì 30 marzo 2012

Il tragitto del suono "io" è una dimenticanza

Se qualcuno ci schiaccia un alluce ne abbiamo subito un risentimento e ci ergiamo in uno sguardo minaccioso.
Se invece ci schiacciano la personalità, in modo tale che essa ne risulta letteralmente soppressa, o così intimidita da rimanere incapace di agire, questo lo subiamo tranquillamente tutti i giorni. Accade nella politica, attraverso i mass media e altri strumenti come la scuola, il posto di lavoro, la politica.
Dietro la fragile maschera della parola "io" c'è una grande confusione. Soltanto l'involucro di questa parola ha una certa consistenza. Ma il tragitto del suono "io" è tutto e solo pieno di dimenticanza. Eppure l'evoluzione di una società è tanto più definibile come "civile" quanto più porta a galla e chiarisce il valore del singolo io, della persona, non essendovi umanità se non nell'io concreto, nella persona singola.

giovedì 29 marzo 2012

Il rischio della fede ridotta a moralismo



Secondo Ernesto Carlo della Loggia, il cristianesimo 
è una matrice comune importante
che ha segnato l'identità del Paese per molto tempo.
Ma è in crisi. E non da oggi.
Si sta riducendo sempre di più.
Riduce la sua forza identitaria.
Non ha statistiche da mostrare, ma osservando
la realtà non può che trarre questa conclusione.
La Chiesa ha spostato l'attenzione sulla
questione antropologica perché questa è diventata
il centro della politica in tutti i Paesi occidentali.
Le questioni materiali, anima di quelle sociali,
sono diventate secondarie nelle agende politiche.
Ormai le politiche economiche non dipendono
dai singoli Paesi, si decidono in altri ambiti.
Sono venute alla ribalta altre questioni.
L'immigrazione e l'ingegneria genetica.
La Chiesa è stata costretta ad adeguarsi a nuove
problematiche che hanno snaturato la natura
del cristianesimo, e quindi
una fede ridotta a etica, e quindi a moralismo,
alla lunga può generare rigetto
.

mercoledì 28 marzo 2012

Il tempo è inafferrabile

 
 
 
Scandirei i termini passato, presente e futuro con incoscienza, coscienza e progetto.
L'uomo che rilegge il suo passato trova sempre in sé una inconsapevolezza di fondo nella rilettura dei passi, e non potrebbe che essere così giacché siamo il frutto delle esperienze accumulate. Il flusso del presente, o la sua accettazione nel caso avvenga in una certa fase dell'età dell'uomo, pone sempre, necessariamente, la “lenza” verso la prospettiva futura, quindi verso la necessità di progettare razionalmente una “miglioria”. La chiamerei estensione ottimista, necessaria alla acquisita consapevolezza tra un passato depositato con incoscienza alle spalle e l'irreversibilità del trascorso.
 
 
 
 


domenica 25 marzo 2012

Il Mistero della presenza di Cristo



Dostoevskij iniziò a scrivere "l'Idiota" e buttò giù molte delle

riflessioni e degli appunti che lo portarono a "I Fratelli Karamazov" e

al suo incompiuto disegno di grande romanzo.


Dostoevskij supera l'ipotesi che sorge in Nietzsche di un nichilismo

lieve, o gaio, propagandato come modo di vivere da "turista", un po'

distaccato e scettico tra le cose belle e le difficoltà del mondo.


Dostoevskij comprende che l'abisso dell'animo umano non si risolve

nell'individuare una buona idea o una norma giusta, ma nel mistero

della presenza di Cristo.

sabato 24 marzo 2012

La compagnia del Mistero



La risposta è tutta nel Mistero che è la stessa vita... un mistero che devi saper cogliere pian piano...e da cui altrettanto piano devi saperti allontanare...ché quando nasci hai le mani chiuse: la tua vita, il mondo intero in pugno...tutto è in tuo potere... e tutto t'appartiene;
quando muori... hai le mani aperte perché lasci il mondo e tutto ciò che esso contiene...
la domanda, la trovi solo nell'Amore!

giovedì 22 marzo 2012

Non si conosce una realtà se non cogliendone il senso

 



E' venuto il momento di riconquistare la profondità






della ragione, resa oggi pericolosamente superficiale.






La ragione è quell'originale apertura con cui l'uomo






percepisce il senso del reale.






E non si conosce una realtà se non cogliendone il senso.






Se ho una macchina e la esamino pezzo per pezzo, fino






ai più minuti componenti e non ne capisco il senso,






cioè a cosa serve, la sua funzione nella totalità,






non posso dire di conoscerla.






Inversamente, posso dire di conoscere la macchina






anche se non so analizzarla, ma ne colgo il senso.






Lo sguardo della ragione riconosce il vero, cioè






la corrispondenza tra quello che è proposto






e il proprio cuore, tra quello che si incontra e si segue






e la natura originale della propria persona.






E' venuto anche il momento di riscoprire la libertà,






di non essere più definiti dalla paura dei propri limiti






e del proprio male.






Dobbiamo diventare creativi, da non confondere con






l'esuberanza immaginativa, cioè riuscire






ad abbracciare la realtà secondo l'impeto ultimo






e l'ideale del cuore, cioè secondo il giudizio.





martedì 20 marzo 2012

La drammaticità della nostra esigenza




L'avvenimento cristiano penetrando nel nostro orizzonte

fa affiorare tutta la drammaticità della nostra esigenza.

Non si può dire io infatti senza pagare

qualcosa, senza che un'esigenza

strana che ci destina a una fatica venga indicata,

senza che una sofferenza venga introdotta,

e senza che un desiderio di felicità,

normalmente soffocato nella distrazione,

prenda corpo.

L'avvenimento cristiano porta nella nostra vita

una drammaticità che altrimenti non vi sarebbe.

Può succedere, però, che l'uomo scelga di dimenticarsene,

poiché esso inquieta, disturba, e preferisca abbandonarsi

alla confusione, oppure oscillare nell'aria come

una foglia staccata dall'albero.

lunedì 19 marzo 2012

Cosa significa essere protagonisti

Il bene dell'io, come il bene comune, è un bene relazionale fatto di scelte definitive e stabili, che mantengano la caratteristica della permanenza, di un impegno di fedeltà e di costruttività.
L'incapacità di permanere nella scelta significa l'incapacità di una effettiva responsabilità.
Illudendosi di essere libero solo perché può continuamente cambiare le sue scelte, l'uomo finisce spesso per essere condizionato dalla mentalità dominante, dal potere enorme del mass-media. In realtà, spesso il potere sceglie lui, e l'uomo non è più protagonista. Solo la coscienza della propria identità rende protagonisti.

domenica 18 marzo 2012

Il diritto romano non è poi tanto lontano



Nei testi di diritto romano era sancita la differenza tra liberi e schiavi.

Gaio, che di essi è uno tra gli autori più in vista,

diceva che solo il civis romanus era l'uomo vero,

che viveva cioè la pienezza dei suoi diritti.

Il civis romanus aveva il diritto di possedere.

Poteva possedere cose che che non si muovono e non

parlano (gli oggetti); oppure cose che che si muovono e non

parlano (gli animali), ma aveva anche il diritto di possedere cose

che si muovono e parlano: gli schiavi.

Noi, ora viviamo, veniamo trattati da chi ha il potere

con lo stesso criterio adottato da Gaio, cioè come cose.

E, ultimamente, si possono sorprendere gli esiti di questa

riduzione a cosa anche nel rapporto di un genitore con

il proprio figlio o di un marito verso la moglie.

sabato 17 marzo 2012

Il vero cambiamento di mentalità



La modalità nuova di rapporti tra la gente avviene solo con un cambiamento di mentalità.

Primo
L'affermazione dell'altro perché c'è e come è. Non per un tornaconto nostro, per un calcolo nostro, o come lo vorremmo noi.

Secondo
La condivisione dei bisogni. E' attraverso il bisogno che l'uomo impara che gli manca qualcosa. Condividere il bisogno vuol dire interessarsi dell'altro come se stesso.

Terzo
Il Perdono che vuol dire ridare spazio e libertà all'altro in se stessi. L'escluso che rientra nel tuo giro.

Quarto
Attaccamento all'altro sia come devozione, sia come fedeltà.

venerdì 16 marzo 2012

Il conformismo è il nemico dei giovani



I giovani d'oggi hanno un'esigenza di autenticità che è

sottilmente più acuta rispetto a un tempo.

Ma l'impeto di autenticità che ha preso forma

per contrasto con l'ipocrisia viene

subito travolto da un nuovo conformismo.

Allora l'agitarsi di questi giovani è molto

più rabbia che un impegno.

La conclamazione di valori ideologici

strumentalizzati dal Potere finisce

per stordire i giovani sempre più smarriti

per l'insicurezza del loro cammino e

l'impaccio nell'identificare una propria esigenza

prevalente.

Mancando un obiettivo di medio e lungo periodo

alla fine vengono ingabbiati all'interno

di un bisogno dominante che sembra quello

immediatistico che si consuma giorno dopo

giorno facendo scomparire l'autenticità iniziale.

giovedì 15 marzo 2012

La dolorosa esperienza della depressione



Secondo le stime più recenti, nella nostra società una persona

su cinque, qualcuno dice addirittura una su quattro,

fa la dolorosa esperienza della depressione.

E i numeri, purtroppo, crescono vertiginosamente.

Si tratta di una condizione legata essenzialmente

alla solitudine. Siamo sempre più soli.

L'abuso delle tecnologie, poi, toglie anima alle

esperienze di vita, rendendo confuso il confronto

con se stessi.

Ogni esperienza depressiva si lega alla speranza sconfitta,

alla ricerca sconfitta dell'Infinito.

mercoledì 14 marzo 2012

Dove va la Scuola?


Mi capita di parlare con ragazzi che frequentano le scuole secondarie.
Noto scetticismo, più o meno larvato o clamoroso. Alcuni sono infastiditi, altri, forse i più sensibili, mi sembra di vederli nel pieno di una bufera dispersiva. Svuotati di ogni capacità di slancio.
Forse si fanno studiare un'infinità di cose senza sforzarsi di far comprendere il senso di quelle cose.
La predominante analiticità dei programmi non aiuta il raggiungimento di un'effettiva presa di coscienza che possa condurre lo studente ad un'ipotesi esplicativa unitaria.
E' come prendere un orologio e smontarlo in tanti piccoli ingranaggi.
La sveglia non c'è più e manca una guida che aiuti lo studente a dargli l'idea sintetica per ricostruirla.
Si studia la storia senza far comprendere le varie manifestazioni degli uomini.
Una successione di date e di guerre. Nemmeno un accenno al modo di vivere dell'uomo che è cambiato percorrendo millenni di civiltà.
Forse la scuola sarà chiamata in causa perché incapace di formare buoni tecnici, bravi specialisti e gente competente.
Temo che non la si chiamerà in causa perché non è riuscita a formare veri uomini. La vita impone giudizi e scelte.
Il giovane le farà. Ma a causa della diserzione educativa della scuola le scelte non saranno frutto di un’adesione a criteri oggettivi, ma figlie dell’ illogicità derivante da valutazioni fatte in base a stupidi pregiudizi, visioni anguste e idiosincrasie o simpatie istintive.

martedì 13 marzo 2012

I media minacciano la fermezza della coscienza




Il panorama della vita sociale diventa sempre più uniforme,

grigio. Pensiamo alla grande omologazione di cui parlava

Pier Paolo Pasolini, così che viene da descrivere la situazione

con la formula: bisogna stare attenti che il P (potere)

non sia in proporzione diretta con una I (impotenza),

perché allora il potere diventerebbe prepotenza di fronte

ad un'impotenza perseguita, appunto, con la

riduzione sistematica dei desideri, delle esigenze e dei valori.

La fermezza della coscienza è minacciata dai

mezzi di comunicazione di massa e dalla

generale computerizzazione della società.

lunedì 12 marzo 2012

Occorre un fenomeno strano, il distacco



L'immediato non è vero, tant'è che crepa, fa crepare.


Prima di tutto fa diventare vecchi, inceppa la lingua, le dita sulla tastiera.


Fa venire i reumatismi.


L'immediato muore tra le tue mani.


Alla mattina sei entusiasta di tua moglie, alla sera la manderesti a quel paese.



L'immediato lega, incatena, fino a strozzarti.


Occorre un fenomeno strano, il distacco.


Se tu fissassi una stella senza un distacco non capiresti


che è una stella dentro l'infinità stellare.

sabato 10 marzo 2012

Cosa significa amare il prossimo



Trova il tempo..

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.

Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.

(Iscrizione trovata sul muro
della Casa dei Bambini di Calcutta.)

venerdì 9 marzo 2012

Si potrebbe parlare delle vacanze

Si aspetta il momento in cui medicare i lividi e le ammaccature di quella guerra di logoramento che è l'anno trascorso ,e la vacanza è la parentesi in cui finalmente si può staccare la spina da se stessi. C'è però anche un altro modo di concepire le vacanze, che è innanzitutto un altro modo di concepire la vita.
Diceva Cechov: "Quando mi veniva voglia di capire qualcuno o me stesso prendevo in esame non le azioni, nelle quali tutto è convenzionale, bensì i desideri. Dimmi cosa vuoi e ti dirò chi sei".
E' un criterio di valutazione rivoluzionario, intrigante, che non lascia tranquillo l'assetto borghese.
" Quello che una persona veramente vuole lo capisco non da ciò che è obbligato a fare, ma da come usa il tempo libero (Luigi Giussani)".
La vacanza diventa di colpo un test di quello che si vuole e di come si concepisce la vita. Ciascuno allora può giudicare, capire come stanno le cose per sé.

giovedì 8 marzo 2012

I contrasti



Le posizioni con vie d'uscita serrate, son sterili alla lunga; mancando il confronto manca la crescita. Preferisco considerarmi una spugna che, se spremuta, si svuota di brutture, pur rimanendone impregnata. Si guarda indietro per focalizzare meglio il presente.
Tanti baci e che non manchino mai le vostre polemiche rispettose.

Alla ricerca della Verità



E' inutile nascondersi.

Con acuta conoscenza della realtà umana,

sant'Agostino ha messo in evidenza come l'uomo

si muova spontaneamente, e non per costrizione, quando si

trova in relazione con ciò che lo attrae e suscita in lui desiderio.

Domandandosi, allora, che cosa possa muovere l'uomo nell'intimo,

esclama:

" Che cosa desidera l'anima più ardentemente della verità?".

Ogni uomo, infatti, porta in sé l'insopprimibile desiderio della verità,

ultima e definitiva.

mercoledì 7 marzo 2012

Manca il controllo della comunità

Io non ce l'ho neanche con quei teppistelli.
Io ce l'ho con i genitori.
Genitori come quelli che hanno picchiato a bastonate un professore perché aveva OSATO di sequestrare un cellulare.
Poi penso: Allora è colpa dei genitori dei genitori, e così via?
Ed entro in uno schema mentale dilaniante.
Si può odiare un pedofilo che da piccolo ha subito a sua volta abusi sessuali? Si può biasimare un teppistello, quando sua madre batte e il padre lo picchia con la cinghia?

A volte si dimentica la domanda principale



Un foglio e tre domande.

 E' bastato quello per mettere in crisi mezzo Ateneo.

O per riaccenderlo di vita.

Questione di punti di vista.

E il loro è chiarissimo:usciti dal convegno

sulle staminali embrionali allestito da

UniStem alla Statale di Milano, con la testa

piena di opinioni di studiosi che

teorizzavano "diversi stadi di valore della

vita umana", hanno buttato giù quella

"Lettera ad una professoressa" , finita pure sui giornali.

Motivo? Le domande, appunto: " E' possibile

fare ricerca senza porsi la domanda principale:

che cosa ho di fronte?. Nella fattispecie: Che cosa è l'embrione?

E' vita?"

E le firme: otto studenti di facoltà scientifiche della Statale.

Abbastanza per scatenare i soliti riflessi condizionati

a mezzo stampa e il tentativo di normalizzare tutto

buttandola in politica.

martedì 6 marzo 2012

Perché a volte uno si sente solo

Invertire la tendenza vigente non è una cosa facile. In certi casi si rischia anche di essere fraintesi nella lettura della disponibilità.
Se capissimo che avere le braccia aperte come atteggiamento mentale è un segno di naturalezza, mentre l'inverso è costruito e artificiale, se capissimo che essere rivolti agli altri è un accrescimento personale e collettivo forse le cose in generale potrebbero andar meglio.

lunedì 5 marzo 2012

Solo dall'osservazione può nascere un ragionamento

Disse una volta il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel: "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità". Osservo le vie, le persone, le chiese, i bar, le osterie, le ormai fatiscenti sezioni di partito... Ma dopo l'osservazione, appunto, viene il ragionamento, il giudizio, la sintesi. Carrel (in Riflessioni sulla condotta della vita): "Nello snervante comodo della vita moderna la massima delle regole che danno consistenza alla vita si è spappolata...La maggior parte delle fatiche che imponeva il mondo cosmico sono scomparse e con esse è scomparso anche lo sforzo creativo della personalità...La frontiera del bene e del male è svanita, la divisione regna ovunque". ( Giussani) "Ognuno di noi nasce da una tradizione. La natura ci butta dentro la dinamica dell'esistenza armandoci di uno strumento complesso per affrontare l'ambiente. Ogni uomo fronteggia la realtà circostante dotato per natura di elementi che si ritrova addosso come dati, offerti. La tradizione è quella complessa dote di cui la natura dunque arma la nostra persona. Non perché abbiamo a fossilizzarci in essa, ma perchè abbiamo a sviluppare - fino anche a mutare e profondamente - quello stesso che ci è dato. Ma per mutare quello che ci è stato dato dobbiamo inizialmente agire "con" quello che ci è stato dato, dobbiamo usarlo. E' in forza dei valori e della ricchezza che ho ricevuto che io posso diventare a mia volta creativo, capace di sviluppare quello che io mi trovo tra le mani, e addirittura è in forza dei valori e della ricchezza che mi è stata data che io posso anche cambiarne radicalmente il significato e l'impostazione. Noi diciamo che la tradizione è come l'ipotesi di lavoro con cui la natura ci mette nel grande cantiere della vita e della storia. Solo usando questa ipotesi di lavoro noi possiamo incominciare, non ad annaspare, ma a intervenire con delle ragioni, con dei progetti, con delle immagini critiche sull'ambiente, e perciò su quel fattore estremamente interessante dell'ambiente che siamo noi stessi".

Il rischio perfezione



L'idea di perfezione, specialmente attraverso la mediazione

dell'idea di coerenza, è un sufficiente handicap per il cammino dell'uomo.

Con la sua idea di perfezione e di coerenza l'uomo barcolla

tra un atteggiamento farisaico di presunzione e la disperazione.

Quest'ultima, poi, è l'alibi più perfetto per fare quel che pare e piace, dai dieci anni,

perché prima si obbedisce, agli ottanta, quando si ritorna forzatamente ad obbedire,

non potendo più fare quasi nulla senza aiuto.

domenica 4 marzo 2012

Quelli che abbracciavano gli alberi



che fine hanno fatto?

La caduta delle pigne li ha sepolti?

Lo scagazzar degli augelli non fu dolce?

I rami si sono stufati e gli sono caduti addosso?

La chioma dell'albero s'è afflosciata?

Il tagliaboschi ha pensato che fossero funghi,

 li ha lasciati lì dov'erano e ...?

Io sono dalla parte dell'albero.

Se uno se ne sta per i fatti suoi, in mezzo al niente,

o in mezzo al tutto, respira, il vento gli smuove la chioma,

si sgranchisce i rami indolenziti e ad un certo punto

una  ( meglio una che uno)  camminante deliberatamente senza domandarlo

s'avvicina e m'abbraccia  e io m'appanico.

Il giudizio di valore



Il problema più grave dell'amore

non è a livello del cuore:

è a livello del giudizio,

perché è il giudizio

la radice del cuore.

Niente è desiderato

se non è prima

conosciuto.

Il giudizio è quel

fenomeno

per cui l'uomo

conosce

da uomo le cose,

ciò che fonda

l'oggetto verso cui

si rivolgono

i passi del suo

cammino,

lo scopo della sua

dinamica.

E' il giudizio di valore

la questione prima della

vita.

sabato 3 marzo 2012

Ma chi è quest'altro per cui vivere?



Vivere per un altro, se vuoi vivere per te stesso,

diceva il filosofo romano Seneca.

Se vuoi vivere per te stesso, se vuoi scoprire

la consistenza e la dignità di te,

devi percepirti attraverso la presenza di un altro.

Ma chi è quest'altro per cui vivere?

O lo scegli tu, e allora scegli ancora te stesso,

un tuo criterio e non un altro,

oppure ti si impone, e allora sei schiavo.

Quindi, qual è l'alternativa secondo Seneca?

"Puoi vivere per te stesso vivendo per un altro

solo se questo altro ti raccorda col tuo destino".

venerdì 2 marzo 2012

Quando la realtà si nasconde



La realtà si lascia docilmente colonizzare dall'abitudine,
dalle abitudini che l'uomo acquisisce nella vita quotidiana.
E quasi scompare.
Nel reticolo delle abitudini, la realtà non si realizza, si nasconde,
svanisce.
La coscienza non rimane più sveglia e si occupa
soltanto di quello che ha davanti, di quello che
capta sul momento.
Il tempo si contrae, si divide e il suo fluire
diventa impercettibile.
La coscienza si spegne, perde intensità, e
l'essere stesso, l'essere a cui questa coscienza
appartiene si nasconde altrettanto,
o ancora più della realtà.

giovedì 1 marzo 2012

Il peccato è uscire dalla strada del destino



 Rimanere saldi alla scelta, tutto cio' che desideriamo lo possiamo ottenere ma non tutto fa bene...comunque e' sempre sete e fame di Dio. Tutto e' Sua immaggine e somiglianza. Il povero frate non era ancora fortificato..il cammino per arrivare alla Fede è lungo e tortuoso.
Oggi piu' che mai dovremmo scegliere radicalmente la Fede.