sabato 1 dicembre 2012

Le conseguenze della morte dell'Autorità




La morte dell'autorità può anche piacere alla cosiddetta
generazione del sessantotto, la quale ha cercato
di divorare i padri, le leggi, prescrizioni e precetti.
Vivere in questa condizione dà una specia di ebbrezza, che agli
inizi è molto piacevole.
Ma l'euforia non dura mai a lungo. Chi divora padri
e tradizioni finisce per generale dei padri più mostruosi
che pretendono obbedienza fino alla morte.
In Italia non esiste più autorità, esiste, invece,
uno sterminato potere.
Tutti ne hanno.
Il ministro, l'industriale, l'impiegato della posta,
il ladro, il giudice e il banchiere.
L'immagine televisiva, il libro che finge di non avere scopo,
la musica ripetuta fino all'ossessione, il disco
o il vestito amato dai ragazzi di quindici anni.
Il Potere non ha un volto riconoscibile: è anonimo,
vuoto, gelatinoso, vischioso, e aderisce a coloro che lo desiderano
e anche a coloro che non lo amano.
Se tutti hanno potere, nessuno lo afferra. Così è lui che ci possiede,
senza che noi lo sappiamo.
Poche epoche come la nostra sono state così schiave
della soggezione e del fascino del potere.




12 commenti:

  1. E' un braccio di ferro. Il Potere mira a spegnere in noi "il desiderio" e quindi l'io. Noi dobbiamo resistere.
    Senza il desiderio l'essere umano è ridotto a un solo fascio di reazioni compulsive.

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  2. Dice la Arendt: "L'autorità e la violenza sono opposti: dove l'una governa per il bene comune l'altro è assente. La violenza compare dove l'Autorità è scossa, ma lasciata a se stessa finisce per far scomparire l'Autorità. Questo implica che non è corretto pensare all'opposto della violenza in termini di non violenza, parlare di potere non violento è di fatto una ridondanza. La violenza può distruggere l'Autorità; è assolutamente incapace di ricrearla."

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  3. Sto ancora leggendo il libro di Hannah Arendt e lo faccio lentamente perché in qualche modo mi sorprende.
    Mi interessa molto la discussione su violenza e potere, due termini quasi sempre associati tanto che è diventato un luogo comune affermarne la intrinseca connessione.
    Non so se ho capito bene quello che la Arendt sostiene, ma mi sembra che operi un rovesciamento di questo postulato sostenendo appunto che la violenza è solo uno strumento.
    La Arendt nota come ci sia sempre stata una generale riluttanza ad occuparsi della violenza in sé, difatti esiste un consenso generalizzato fra i politologi sulla affermazione che la violenza è "la più flagrante manifestazione del potere" e Max Weber ha definito lo stato come "il dominio degli uomini sugli uomini basato sui mezzi di una violenza legittima o quanto meno ritenuta legittima".
    E considera strano questo consenso a meno di non rifarsi alla valutazione data da Marx dello Stato come strumento di oppressione nella mani della classe dominante.
    E' opportuno a questo punto definire cosa intendiamo per potere altrimenti non ci si capisce più una mazza.
    La Arendt dice che noi non distinguiamo fra parole chiave come "potere", " potenza" ," forza", " autorità", e "violenza".
    Le quali invece rispondono a proprietà diverse ed usarle come sinonimi ( a proposito) falsa la prospettiva storica e determina una sorta di cecità rispetto alla realtà a cui fanno riferimento.
    In sostanza tutti i termini enumerati sopra finiscono per identificare un'unica cosa e cioè "i mezzi attraverso i quali l'uomo domina sull'uomo".
    La Arendt fa una distinzione sostanziale tra tutti quei termini:

    potere = alla capacità umana di agire di concerto.
    Non è mai una proprietà individuale, ma di un gruppo e continua ad esistere finché il gruppo resta unito;

    potenza: indica invece una proprietà al singolare, che può essere relativa ad un oggetto o ad una persona e appartiene alle sue caratteristiche individuali. Si può realizzare in rapporto ad altre cose o persone, ma non dipende da loro;

    forza: che viene usato spesso come sinonimo di violenza deve essere riservata solo alle "forze della natura" o " la forza delle circostanze", cioè per indicare forze sprigionate da fenomeni naturali o sociali;

    autorità: è un termine secondo la Arendt che viene più spesso usato a sproposito e la sua specificità è "il riconoscimento indiscusso da parte di coloro cui si chiede di obbedire" in assenza di qualsiasi coercizione o persuasione;

    violenza: si distingue per il suo carattere strumentale ed è quella che più si avvicina alla forza individuale poiché " gli strumenti di violenza sono creati allo scopo di moltiplicare la forza naturale finché, nell'ultimo stadio del loro sviluppo, possano prenderne il suo posto.
    Il potere dunque è caratterizzato dall'agire insieme ed ha quindi a che fare con la politica.
    Si può legittimamente parlare di politica e di potere soltanto in presenza di una pluralità di individui che agiscono insieme.
    Dove non esiste la pluralità e l'agire comune in uno spazio pubblico e libero ( in assenza di questi due presupposti si riduce alla pura naturalità) si configurano regimi autoritari in cui impera la violenza e non si può parlare né di potere né di politica.

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  4. E' vero che questi termini non sono sinonimi, ma è anche vero che sono tutti termini che riducono la libertà dell'uomo sia individuale sia sociale,perchè vengono imposti, e l'uomo più o meno inconsapevolmente li subisce.
    Il mio essere cristiana, cattolica praticante,mi rende libera, anche se non ho vita facile. al di fuori della mia casa, della mia comunità e non sempre dagli amici.
    Vivere il Vangelo nella maggioranza dei casi significa andar contro corrente, essere criticata e a volte derisa.
    il mondo d'oggi si muove su altri binari, i valori della società sono l'interesse,il guadagno a tutti i costi,e il piacere voluttuoso.
    E' necessario testimoniare, sapendo che nemmeno "un capello del nostro capo" andrà perduto.
    ciao August!

    Ps. non ho mai letto niente della Arendt

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    1. Sì, controcorrente, ma gli altri giocano sporco.
      Ciao Gioia.

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  5. Quando un'autorità viene meno, la maggior parte delle volte, o si tenta di instaurarne un'altra, oppure, pur considerando il caso in cui esista la volontà di non crearne una nuova, è inevitabile la formazione di un centro di Potere.
    Il sistema Democratico dovrebbe fare in modo che esso non sia concentrato in una persona o in un organismo, ma che si formi, piuttosto, dall'unione del pensiero delle persone e delle loro volontà :)
    non a caso l'unione fa la forza

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  6. In Italia il vuoto lasciato dall'Autorità viene riempito dalla delinquenza organizzata che opera per propri fini e occupa i gangli vitali della politica e del sistema economico.
    Pasolini, diceva amaramente che uno stato di potere, così come è l'Italia oggi, è immodificabile.
    Lascia al massimo spazio all'utopia perché non dura o alla nostalgia individuale perché è impotente.
    Politica vera, al contrario, è quella che difende una novità di vita nel presente, capace di modificare anche l'assetto del potere.
    La politica deve decidere se favorire la società esclusivamente come strumento del suo potere, oppure favorire uno stato che sia veramente laico, cioè al servizio della vita sociale secondo il concetto di bene comune.

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  7. Non sopporto CHI non CORRIsponde. Il non conoscere il nemico ti fa solo impazzire. Preferisco comprendere CHI ne è vittima. Io non riesco a frenare la mia energia che io chiamo VIOLENZA, come sosteneva Geremia:

    Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso.
    Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me.
    Quando parlo, devo gridare, devo proclamare: "Violenza! Oppressione!".
    Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno.
    Mi dicevo: "Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!".
    Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.
    (Geremia 20,7-9)

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    1. E' il tempo giusto per far nascere in noi il germoglio divino. Questo è il significato dell'Avvento. Dio nel corpo di Maria e nel cuore di tutti gli uomini.

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    2. Il TEMPO E' sempre STATO quello GIUSTO, solo quando lo si è COMPRESO, coem tutto il RESTO in SPAZIO.
      Le similitudini SONO stare realizzate in me.

      Tu, in vece, che ti spacci per un testimone dell'INCONTRO con il SIGNORE, mi dici a quele LIVELLO?
      Prima o dopo la Risurrezione?

      Cosa vuol dire SARETE LIBERATI ... da CHI? ... da COSA?

      «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
      Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
      Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché LA VOSTRA LIBERAZIONE E' VICINA.
      State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

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    3. E' il tempo giusto per comprendere.

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    4. Lo so ma troppo facile per chi è al tramonto di questa VITA.
      Riusciremo a PREPARARE chi non COMPRENDE certi TEMPI nell'UNICO TEMPO?
      Come preparavano le mamme i loro figli ... per le ARENE?

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