venerdì 3 agosto 2012

Il suicidio, una scelta in aumento






Credo che sia una questione alla fine economico-culturale.
con l'evoluzione economica sia ha più tempo per pensare, per perdersi nel pensiero inutile.
E gli esperti sono ormai tutti concordi che l'eccessivo allontanamento dalla vita presente e concreta per rifugiarsi in un mondo di pensiero sia la principale causa della depressione e quindi del suicidio.
L'uomo finalmente libero dalle urgenza della soppravvivenza può abbanndonarsi sui rimpianti del passato e le angosce del futuro. Ho letto da qualche parte che l'uomo delle caverne, concentrato al 100% sulla sopravvivenza quotidiana, seguiva libero le sue pulsioni primordiali, senza freni inibitori, né scrupoli morali.
Pare che non ci si suicidasse molto a quei tempi.
Poi con i primi progressi materiali, l'uomo potè concedersi il lusso di erigersi un totem, cioè il super-io, con tutto il suo corredo di angherie.

30 commenti:

  1. Ho pensato a Hermann Hesse (uno scrittore che mi piace molto e che stimo anche come persona), che vide il suicidio di Hans, il fratello più giovane e che lui stesso considerò più volte, scegliendo però liberamente e consapevolmente di vivere. Ma lui riuscì anche a scegliere la carriera artistica, contro l'opposizione famigliare, superando dolorosi conflitti; Hans no: forse perché aveva minore talento o chissà. Così la famiglia, troppo comprensiva lo indusse ad una attività commerciale dove si sentiva un fallito.
    Nel Lupo della steppa, Hermann scrive che "il suicida ha questo di caratteristico: egli sente il suo io ... come un germe della natura particolarmente pericoloso, ambiguo e minacciato, si reputa sempre molto esposto e in pericolo, come se stesse su una punta di roccia sottilissima dove basta una piccola spinta esterna o una minima debolezza interna per farlo precipitare nel vuoto" (Negli Oscar Mondadori del 1979 è alla pagina XI della "Dissertazione" che lo sconosciuto mette tra le mani dell'io narrante, le pagine della quale contengono una descrizione dei suicidi certamente meno tecnica di quella fornita dalla psicologia e dalla sociologia, ma acutissima per la sensibilità artistica e personale di Hermann ).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. PROFETESSA! PREGO!
      Lc 2,36-38

      Elimina
    2. Angelo, con chi stai parlando?

      Elimina
    3. Con MIA MADRE ... VERSO la SPOSA!

      Elimina
  2. Un tempo per sopravvivere dovevi essere in grado di accendere un fuoco.
    Ora devi saper controllare le infrastrutture tecnologiche.
    Se io mi mettessi a pedinarti tutti i giorni o a parlare con tutti i tuoi amici non scoprirei mai la quantità di informazioni che posso ricavare entrando nel tuo computer.
    Non è fantascienza, è già realtà. Uno stato che conosce ogni dettaglio delle vite dei suoi cittadini, coadiuvato da grandi aziende multinazionali che lo aiutano a controllare, monitorare a censurare la loro attività online.
    La tecnologia non è un Ente. E' di più. E' un Potere.

    RispondiElimina
  3. Occhio all'Angelo! controlla l'antivirus!
    Poi di che non ti voglio bene!
    Il mio p.c ha problemi di linea ultimamente! boh!

    RispondiElimina
  4. Ciao Gus,il suicidio lo accetto solo sotto forma di eutanasia,perche al soffrire inutilmente e senza speranza è meglio una dignitosa,anche se anticipata fine.
    Felice fine settimana,fulvio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'eutanasia è un altro problema. Io parlavo del suicidio come scelta di vita.
      Ciao Fulvio.

      Elimina
  5. Un tema scottante a cui è difficile trovare un perchè.....

    RispondiElimina
  6. Le motivazioni che portano un uomo a toglersi la vita credo possano essere infinite, ma hanno un comune denominatore: non hanno più voglia di lottare.
    La loro volontà è venuta meno, per loro è un gesto liberatorio.

    Se solo sapessero in che disperazione lasciano i loro cari, oltre al dolore della tragica perdita, il senso di impotenza,e anche di rimorsi, perché no? Per non aver capito o per non aver saputo aiutare in tempo.
    Tutto ciò è molto triste, ma non giudico.
    Ciao August.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prendo per buono l'incapacità di lottare.
      Ciao Gioia.

      Elimina
    2. Sì, è difficile.
      Ciao Simona.

      Elimina
  7. Gus..come stai? sento sofferenza eppure sono sempre qui. sto male anch'io, ma per fortuna dom molto.. lascia orgoglio, facciamo pace?

    RispondiElimina
  8. Ti lascio! hai uno sciocco orgoglio gus!
    buona giornata

    RispondiElimina
  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  10. Gus, sono ancora qui..come va? Mi rispondi? sono preoccupata.
    ciao

    RispondiElimina
  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  12. Si potrebbe organizzarlo ... alla GRANDE!
    Difedendo un amico!
    Anzi di più:
    UNO SCONOSCIUTO!

    Ma se poi non mi uccidono?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' normale!
      Sei troppo NORMALE.

      Elimina
    2. Normale per te, non per me.

      Elimina
  13. la vita è un dono ricevuto che contempla in sè la responsabilità ma anche il libero arbitrio. Quando la scelta di restituzione del dono propende, per varie ragioni, verso il diniego, è semplicemente un problema di non aver trovato (forse non cercato?) quella “ragione" in grado di propendere verso il positivo, verso la sua accettazione nel bene e nel male. Non è un problema di ordine morale. E' un problema di spendita esistenziale.
    C'è una frase molto bella di Elisabeth Kubler Ross: “Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c'è il sole, ma quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro.» Scoprire quella luce dentro ognuno di noi, le chiavi per accedervi, attraverso Chi o cosa, è il vero senso del dono. ciao gus. bru

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Melius abundare quam deficere.

      Bbacio doppio.

      Elimina
    2. Chi MORI' per prima?
      Giuda o Gesù?

      Elimina
    3. Angelo, secondo i Vangeli canonici, Giuda si pentì per quello che aveva commesso e chiese di essere perdonato ai capi della Sinanoga, che lo sbeffeggiarano, allora lui si ammazzò.
      In base a un vangelo apocrifo, il vangelo di Giuda, appunto,visse per altri trenta anni. Secondo i Vangeli canonici quando Giuda si impiccò, Gesù era morto.

      Elimina
    4. Ho letto tre volte questa VERITA' che mi hai DONATO, che comprende altre VERITA' molto più INTIME sul rapporto tra quei DUE ... UOMINI.
      Mi sono commosso pensando a quell'ambiguo BACIO.

      Elimina
  14. Sono contenta che ti "sento" meglio!
    Credo sia inutile andare avanti: "l'amicizia" è finita, e io non voglio più soffrire..l'importante è che tu stia bene! :)
    Ciao Gus, ti auguro, un mondo di bene!

    RispondiElimina
  15. So purtroppo che la mia regione ha questo triste primato, Trieste sino a vent'anni fa deteneva il più alto numero di suicidi. Ora le cose sono molto migliorate per fortuna. La mia è sempre stata una città particolare, Trieste, la città italiana che ha prodotto nomi come Svevo, Benco, Saba, Slataper, Michelstaedter; città d’avanguardia e anche città in cui i migliori intellettuali ebrei del Novecento si sono tolti la vita, o sono morti depressi e disperati, o sono andati incontro alla morte con animo da eroi: Michelstaedter, suicida con un colpo di pistola; Stuparich si uccide da eroe per non cadere prigioniero degli austriaci; Bazlen muore da solo in una disperata monocamera. Una nevrosi intellettuale che poi si è sopita per fortuna. I nuovi suicidi, erano e sono molto spesso anziani molto soli, in una città bellissima, forse come dannata da una diffusa inquietudine interiore, crogiuolo di lingue ed etnie, avamposto della modernità dove "l'altro", il vicino di casa nemmeno sai chi sia e quando è stata l'ultima volta che lo hai visto..Purtroppo molto spesso è così. Ciao Gus :)

    RispondiElimina

la paranoia è un disturbo della personalità