mercoledì 8 agosto 2012

Esistenzialismo e metafisica


 Adorno pensa alla società tecnologica come a una società "motorizzata", nel senso che la società tecnologica sembra ad Adorno un grande meccanismo mosso da un motore centrale. Questa idea di Adorno si ritrova anche in alcuni grandi romanzi come quello di Orwell 1984 e quello di Huxley Brand New World. Quando la società si organizza in modo saldamente tecnico ci troviamo di fronte ad una specie di gran sistema di ingranaggi che girano tutti mossi da un centro unitario: la propaganda del regime nazista come la radio di Goebbels che dà ordini a tutti. Secondo l'idea di "pubblicità centralizzata" di Adorno, noi viviamo in una società non tanto diversa da quella nazista. Lì c'era infatti una propaganda politica, ma noi siamo dominati totalitariamente dalla pubblicità delle merci e siamo altrettanto poco liberi. Pensiamo alla riflessione di Heidegger in Essere e Tempo (trad.it. Torino, 1994), del '27, maturata però a partire dagli anni '10. In una memoria autobiografica Heidegger allude allo spirito degli anni '10, come dominato dalla ripresa di Kierkegaard, di Nietzsche e di Dostoevskij, personaggi che hanno in comune l'esistenzialismo, l'accentuazione, persino eccessivamente patetica, del dramma della libertà dell'uomo, accentuazione tanto più significativa quanto più si afferma in un mondo dove invece l'organizzazione sociale diventa sempre più razionalistica e meccanizzata.
Abbiamo moltissimi criteri per distinguere, in ogni scienza, ciò che vale in un certo campo e ciò che non vale ma, asserisce Heidegger in Essere e tempo, si è perso invece il senso complessivo di che cosa chiamiamo "è"; abbiamo dimenticato il senso di questo termine perché abbiamo ridotto l'essere all'oggettività. Ma allora, se identifichiamo l'essere con ciò che è oggettivamente dato e verificabile ne consegue, prima di tutto, che non possiamo più pensare alla nostra esistenza in termini di essere, perché non siamo mai un tutto già dato, siamo fatti di ricordi del passato, di esistenza nel presente e soprattutto di proiezioni verso il futuro, tutte cose che dal punto di vista della datità verificata non sono nulla.
Se non possiamo più parlare dell'essere dell'uomo, perché il nostro modello di essere è quello della datità oggettiva, ciò non ha solo delle conseguenze conoscitive preoccupanti, ma ha soprattutto conseguenze morali, politiche e sociali drammatiche. Predisponiamo cioè l'essere dell'uomo a diventare oggettività manipolabile nell'organizzazione totale della società.




















22 commenti:

  1. Stiamo andando a raccogliere frutta, radici e bacche. Neppure esiste un villaggio, solo dei ripari.
    Non ci sono sentieri ma solo tracce che lasciamo per il gruppo che ci segue. Dove manca la vegetazione, con una scheggia di pietra lasciamo indicazioni su dove siamo passati e, al caso, cosa abbiamo trovato o che direzione abbiamo seguito . In un contesto ergonomico questo ci avvantaggia di molto sui possibili gruppi concorrenti. Allo stesso tempo ci distacca sempre più dal gruppo di cui siamo ora entità in via di separazione.
    Questa è la tecnologia: la realizzazione ” dell’essere” in un diverso rapporto con ” l’altro”.

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  2. L'uomo invidia l'animale, che subito dimentica. L'animale vive in modo non storico, poiché si risolve nel presente. L'uomo invece resiste sotto il grande e sempre più grande carico del passato: questo lo schiaccia a terra e lo piega da parte. Per ogni agire ci vuole oblìo: come per la vita di ogni essere organico ci vuole non solo luce, ma anche oscurità. La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto.

    F. Nietzsche, Considerazioni inattuali

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  3. Bisogna ridare alla Politica la dignità persa. La tecnologia va disciplinata e controllata.
    Per fare panini al prosciutto, milioni di animali destinati al macello sono costretti a vivere in recinti sovraffollati, sporchi, in un'aria irrespirabile, sottoposti a costanti terapie antibiotiche ed ormonali. Gli animali sfruttati in questo modo manifestano gravi patologie organiche e psicologiche, che li rendono spesso aggressivi tra loro. Per "risolvere" il problema, pratica comune negli allevamenti è menomare gli animali: ai maiali vengono tagliati i denti e la coda e strappati i testicoli, il tutto spesso senza anestesia.

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  4. Vivendo il un ambiente entropico nel quale il tempo segue la direzione della maggiori probabilità, tutti abbiamo un futuro: è iniziato un istante dopo che hai cominciato a leggere questo post e non ti è dato di conoscere se, come e quando finirà.
    Solo casi patologici sono ossessionati dal futuro: tutti, animali inclusi, cercano di prevederlo.
    La specie che sostituirà l'uomo sarà una che avrà una visione ancora più articolata del futuro, tanto da prevederlo.
    C'era anche un racconto di fantascienza su questo tema ma ho dimenticato l'autore.
    Me lo ricorderò in futuro.

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  5. Quanto più l’essere pensante è distinto dall’oggetto del suo pensiero, maggiore è il rapporto tra i due.
    Se io come persona esamino un pesce, il rapporto unitario tra noi due aumenta, fino ad immaginare di essere io stesso un pesce.
    Se invece penso al mio dito, oggetto parte dell’essere pensante, il rapporto con esso è inferiore. Non potrò mai identificarmi con esso.
    Un po’ difficile porsi di fronte ad un altro che non ho mai conosciuto, facile invece che mi ponga di fronte a chi prediligo.
    Ritornando all’inizio: quanto più la mia coscienza è avulsa da quella del pesce, tanto più capisco di non essere un pesce e lo esamino con più attenzione del dito con cui ho una certa familiarità e quindi si sfoca.
    Fino a dire: chissà se il mio dito è reale o è una mia fantasia?

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  6. Ricordo di aver ascoltato la storia di questa maestra su di un programma televisivo, forse la “5 storia” ed è, ad ogni modo, documentato.
    Arrivata in un paesino del meridione iniziò ad insegnare ed affittò una stanza nella casa del sindaco, non essendoci molta scelta. Il problema nacque dal fatto che lei era molto bella ed il sindaco, benché sposato, noto come “sciupafemmine”.
    Inutile dire che a quei tempi un’insegnante doveva essere al di sopra di ogni sospetto, dare il buon esempio, ed essere di comprovata moralità.
    Puoi farti un’idea di cosa volesse dire, a quei tempi passare per amante di un uomo sposato?
    Per evitare le continue maldicenze e la fuga degli alunni, si sottopose a visita ginecologica che la confermò vergine. Già questa era, a quei tempi, un’esperienza traumatica.
    Chiese ed ottenne il trasferimento in un altro paese ma non le fu permesso neppure l’accesso con la scusante che non volevano i rifiuti dell’altro paese.
    Obbligata quindi a ritornare nel primo, angariata ulteriormente dalle tue amate “chiacchiere”, si suicidò.

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  7. 14

    Le informazioni sono la cosa più preziosa che abbiamo. Lo erano secoli fa, inutile stupirsi che lo siano anche oggi. Eric Schmidt, attuale presidente di Google, commentava così i tanti timori sulla privacy nell'era del digitale a margine di una recente intervista E, ovviamente, aveva ragione: per far soldi con la pubblicità sul world wide web non c'è nulla di più importante che sapere esattamente cosa piace alle oltre due miliardi di persone che la frequentano.

    I cosiddetti "supercookies", apparsi più di un anno fa, servono a questo: tracciare un profilo accurato delle attività online di milioni di utenti. E a differenza dei normali cookies, messi sotto accusa fin dal 1996 e facilmente cancellabili dai nostri pc, stavolta non è possibile né identificarli né disintallarli. Non solo, secondo i ricercatori della Stanford University e di Berkeley, questa nuova genia di software spia è usata da siti statunitensi di prima grandezza come quello di Hulu e Msn.com.

    Sarebbero in grado di ricostruire le nostre peregrinazioni digitali anche se abbiamo impostato dal browser l'eliminazione automatica dei cookies. I dati poi vengono messi a confronto con una lista di mille e cinquecento siti per vedere se uno di questi è stato visitato o meno. Stando al Wall Street Journal, buona parte delle compagnie che hanno usato questa tecnologia non erano a conoscenza della sua reale funzione. Anzi, avrebbero perfino eliminato i supercookies dai loro siti appena contattati dai ricercatori di Stanford e Berkeley malgrado il loro uso non infranga alcuna legge americana.

    Cose che capitano, verrebbe da dire, in un mondo dove la pubblicità online vale 26 miliardi di dollari (dati del 2010) e dove tutte le maggiori compagnie che operano sul web stanno trovando metodi sempre più raffinati per personalizzare i propri servizi ritagliandoli su misura. Eli Pariser, nel suo libro The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You, pone una data di inizio a questa tendenza: il 4 dicembre del 2009. Quando Google comunicò sul suo blog che da quel momento in poi avrebbe usato ben 57 segnali diversi per capire chi erano i frequentatori del suo motore di ricerca. Dal luogo di accesso al tipo di browser usato, fino ai siti visitati. "Più Google saprà di voi, con il vostro permesso, più i suoi consigli e le sue indicazioni saranno puntuali", disse Eric Schmidt.

    Ora però le ricerche che facciamo sul web o su Amazon, come i commenti dei nostri amici su Facebook 2, vengono regolarmente filtrati e allo stesso tempo vanno ad aumentare ad ogni navigazione quel che queste compagnie sanno di noi.

    "La nostra vita comincia ad essere tracciata, peccato che non ne abbiamo il minimo sentore", ha avvertito dalle pagine di Newsweek Jon Leibowitz, a capo della Federal Trade Commission, l'ente statunitense che vigila sui diritti dei consumatori. Di qui la proposta di obbligare Microsoft, Mozilla, Apple e Google ad inserire nei loro browser l'opzione "Do not track" per evitare che gli utenti vengano seguiti quando navigano. Poi però lo stesso Leibowitz è stato costretto ad ammettere che consigli e pubblicità su misura sono di gran lunga più utili di quelli generici.

    Alla fine è questione di punti di vista. Esser tracciati porta dei benefici, ma allo stesso tempo consente ad aziende private e fine di lucro di sapere molto di quel che facciamo, soprattutto se si naviga attraverso uno smartphone. E di darci risposte personalizzate che hanno un effetto collaterale non indifferente, come fa notare Pariser: "Quand'ero piccolo, sono cresciuto in un'area rurale del Maine, Internet era la finestra sul mondo. Oggi, con tutti questi sistemi di tracciamento, il web è su misura e affaccia solo sul cortile di casa mia".

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    1. Sai Gus tu sei la mia coscienza critica, di tutto questo che tu hai scritto nel post, è tremendamente vero!
      Lo assorbiamo quotidianamente anche dai mass- media, ma le parole dette volano, si disperdono, ma le parole scritte rimangono come macigni, hai tempo di elaborarle e analizzarle, digerirle o rigettarle.
      Siamo volenti o nolenti manipolabili.
      Se accettiamo queste regole.
      Se noi delle regole, usiamo solo ciò che è lecito, che ci fa crescere, non ci fa dei manichini senza cervello, e ci opponiamo a ciò che troviamo “disumano” a ciò che ci uniforma alla mentalità corrente, “tecnologica” ma della tecnologia ne traiamo le giuste conseguenze, io credo sia un modo per combattere questo “impero” .
      Che dici Gus?

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    2. Una certa contaminazione è inevitabile, ma il credente dovrebbe almeno sfuggire a quello che viene spacciato per nuovo e invece è un peccato camuffato.
      Ciao Gioia.

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  8. e per non essere manipolati dal sistema dovremmo vivere su un'isola deserta? continuo a pensare che una mente pensante ha la possibilità di saper riconoscere la fattibilità/capacità delle sue azioni. Per il resto oramai siamo controllati a vista, il problema non è solo internet...
    Ciao,Gus

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    1. Un eremita riesce benissimo a non essere manipolato dal sistema.
      Ciao Ge.

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  9. Gus ogni tuo post è prezioso perchè riesci a trasmettere punti di vista essenziali, riflessivi, meditativi
    Concordo in toto sul tuo secondo commento

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  10. Anch'io mi affaccio alla finestra, ma per guardare le stelle!Ciao Gus

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    1. Io le guardo dal balcone, ma vedo solo satelliti.
      Ciao Lucia.

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  11. una “macchina” (o motore o sistema) funziona al “meglio solo se si azionano determinati passaggi, appunto, meccanici, cioè standard. Accensione (che potrei assimilare all'azione di apertura alla comunicazione mediatica, inevitabile, aihimè); posizionamento della marcia (assimilabile alla ricerca di integrazione/inserimento sociale) e azione congiunta di frizione e accelleratore (assimilabile alla propria capacità di inserimento o mediazione -se “gratta” sei poco preparato alla partenza nella società, ma imparerai ad “addolcirti!. Se segui questi procedimenti ...cammini. E ti senti pure felice di appartenere alla categoria dei “motorizzati". E con essa fare file ai distributori, caselli, di parcheggiare in tripla fila...ecc. Che voglio dire? Che chiunque provasse a uscire fuori da questo meccanismo avrebbe poche alternative: far camminare la macchina a spinta (consigliato solo in discesa, ma nemmeno tanto!!), andare a piedi, scroccare passaggi ad altrui motorizzati. Ma ritengo che il problema vero di questo meccanismo di società meccanizzata sia nell'aver innescato come conseguenza un ritagliarsi individualista. Non solo c'è inconsapevolezza dell'essere nella prigione “auto” ma c'è anche la corsa all'auto piu bella, più rappresnetativa, più SUV.- 'notte gus, bru-

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    1. Fenomeni destinati a crescere.
      Ciao Bru.

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  12. Tutti sbagliano quando si tratta del futuro. L'uomo può essere certo solo dell'attimo presente. Ma sarà poi vero? Può davvero conoscerlo, il presente? Può davvero giudicarlo? Certo che no. E come potrebbe capire il senso del presente chi non conosce il futuro? Se non sappiamo verso quale futuro ci sta conducendo il presente, come possiamo dire se questo presente è buono o cattivo, se merita la nostra adesione, la nostra diffidenza o il nostro odio?

    L’ignoranza – Milan Kundera

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    1. Della nostra vita non possiamo disporre nemmeno di un attimo.
      Ciao Pierrot.

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  13. Un credit alla foto non sarebbe stato poi tanto male...

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la paranoia è un disturbo della personalità