mercoledì 11 luglio 2012

L'io è il crocevia tra il rapporto con il Mistero e il rapporto col niente




L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura.
Nel nostro io interagiscono la ragione e l'affettività. Il blocco di questa attività di interscambio causa la dissociazione dell'io.
La ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si manifesta con un fascio di reazioni irragionevoli. L'uomo pensa di realizzare il proprio ideale invece asseconda il volere del Potere che dopo averlo privato dei desideri originari gli impone quelli falsi.
Le esigenze di un uomo pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza e l'intelligenza per realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno, cosa molto diversa dall’ideale che rappresenta l’oggetto di perfezione per cui il cuore dell’uomo è fatto.


8 commenti:

  1. Basta guardare l'evoluzione del neonato a fanciullo. Da questa osservazione è possibile scoprire le esigenze primarie dell'io. In particolare il bisogno di amare ed essere amati, l'affermazione della propria personalità, la socialità, il gioco, la curiosità di conoscersi e conoscere.
    Nell'io interagiscono velocemente l'affettività (cuore) e la ragione che svolge il ruolo di filtro separando e scartando tutto quello che potrebbe farci male. Quando la ragione viene manipolata dai media non è più in grado di riconoscere il buono dal cattivo e l'affettività diventa un fascio di reazioni e comportamenti imposti dal Potere. Questa situazione, psicologicamente, viene definita dissociazione dell'io.

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  2. Definizione sintetica e purtroppo realistica. Questo meccanismo perverso, tanto più pericoloso in quanto non è percepito dal soggetto, che, anzi, tende ad adagiarsi nel circolo vizioso dei falsi bisogni e desideri. Ecco il compito dell'educazione, che si può configurare come una lotta contro il conformismo, la banalizzazione dei valori ,l'appiattimento degli affetti.

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    1. Hai ragione, Marilena, si arriva alla dissociazione dell'io senza accorgersene.
      Ciao.

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    2. Il potere, nella sua realtà storico-politica, mostra una radicale inimicizia verso il senso religioso. E' questa inimicizia che dobbiamo contestare. D'altra parte il potere, attraverso gli strumenti d'invasione della coscienza, non può non cercare di omologare valori e atteggiamenti che gli consentano di mantenere lo status quo e perpetuare il suo dominio. Gli intendimenti del potere non hanno senso religioso e forse nemmeno etico, né un principio di autolimitazione del potere stesso, né l'apertura all'aiuto di un fattore più grande, cioè la fede. Ma lo stato ateo non esiste. Se non fa riferimento ad un principio che lo trascende e che quindi pone ad esso dei limiti, lo stato tende per sua natura ad attribuirsi una dimensione divina.

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    3. L'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra esistenza e idealità, rischia un giudizio storico calato nella vita del proprio Paese.
      Un giudizio che quando è autentico confina l'intellettuale in una scomoda solitudine.
      Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
      Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
      E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.

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    4. In effetti lo stato è assente perché soggiogato dal potere economico e dalla tecnologia. La politica è diventata la cortigiana delle banche e degli altri poteri forti. Per questo motivo manca totalmente l'etica e la comunità è vista come qualcosa da assoggettare e strumentalizzare verso l'unica direzione dettata dal consumismo che non porta in sè valori ma negatività omologanti in basso, onde evitare una presa di coscienza della gente che consuma una vita senza capirne il significato. Il trascendente va oltre le religioni. E' il senso del mistero che introduce anche Einstein:
      «Sebbene io sia un tipico solitario nella vita quotidiana la mia consapevolezza di appartenere alla comunità invisibile di coloro che lottano per la verità, la bellezza e la giustizia, mi ha impedito di sentirmi isolato. L'esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è il principio sottostante alla religiosità così come a tutti i tentativi seri nell'arte e nella scienza. Chi non ha mai avuto questa esperienza mi sembra che sia, se non morto, allora almeno cieco. L'emozione è sentire che dietro qualsiasi cosa che può essere sperimentata c'è qualcosa che la nostra mente non può cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimità ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso. Questa è la religiosità, in questo senso sono religioso. A me basta la meraviglia di questi segreti e tentare umilmente di cogliere con la mia mente una semplice immagine della sublime struttura di tutto ciò che è lì presente» (Brian, 1995, p. 234).
      Il bizzocame degli uomini che amministrano la chiesa non mi interessa minimamente. Infatti ho parlato del senso religioso, o meglio del trascendente che dovrebbe ridimensionare l'avidità e la cecità dell'uomo.
      Dostoevskij diceva: "L'ape conosce la formula del suo alveare, la formica del suo formicaio, ma l'uomo non conosce la propria formula." Perchè la formula dell'uomo è il rapporto libero con l'infinito.
      Certe volte mi chiedo se ne valga proprio la pena. Non stanno forse meglio coloro che passano senza lasciare impronte e, o, fregandosene del segno che di loro rimane? Per procedere controcorrente si fatica enormemente a raggiungere la meta, rispetto a chi, seguendo il flusso generalista può permettersi di lasciarsi andare a galla facendo il morto.

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    5. I condizionamenti sociali sono influenzati dal Potere attraverso i media.
      Il Potere nella sua agenda colloca al primo posto l'economia e la politica è sempre di più emarginata. Perché la politica per definizione dovrebbe interessarsi del bene della collettività che governa. L'economia pensa al tornaconto, al reddito, ai soldi, ai consumi. L'io dell'uomo viene eunuchizzato per renderlo ubbidiente e incapace di percepire la violenza che subisce.
      La nostra società è determinata e dominata dal moralismo. Chi aderisce ai valori conclamati dalla mentalità comune propagandata dal Potere è considerato un galantuomo, e se anche, su altri piani, commette ogni sorta di abuso, questo non viene tenuto in conto, nessuno se ne scandalizzerà.
      Il Potere è sempre esistito, ma quello della società industriale è immenso perché dispone dei media. E' molto più facile scardinare l'equilibrio dell'io nella collettività.
      Anche l'esperienza del socialismo reale è stata devastante.
      Quando visitai Praga andai, insieme ad altri amici, al ristorante del "Castello". Erano circa le nove di sera. Dopo mezz'ora arrivò una frotta di giovani. Mi colpì il fatto che rimasero lì fino alla chiusura del locale, ognuno davanti al suo boccale di birra, in silenzio. Non avevano nulla da dirsi. Era l'indice del clima umano di quel Paese.
      Al nostro fianco vivono generazioni mute che attraversano in silenzio la vita. E' questo l'esito dell'azione omologante e pianificante del Potere, di un Potere che si concepisce senza confini.

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    6. Il trascendente?
      Forse un po' del pensiero di Platone e la mia pretesa che possa esistere anche qualcosa che appare indimostrabile.
      Per capire che c'è l'aldilà, occorre un'esperienza nell'aldiquà; non un sogno, non un'immagine (l'aldilà), ma un'esperienza nell'aldiquà, più precisamente l'esperienza dell'incompletezza delle cose che si fanno, che sarebbe rabbia impotente se non fosse speranza e dolcezza di abbandono, come scrive Luigi Giussani.

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