lunedì 2 luglio 2012

Le parole volano via





L'assenza non è nulla.
 Un tavolo poggiato contro l'oceano del silenzio, dell'inchiostro, della carta.
Tutto è molto forte, la notte svanisce o la notte viene, non ho paura.
La testa un po' inclinata, guardo solo il foglio di carta.
 Le parole volano via e tu sei là. L'assenza non è nulla,
 un po' di tempo purissimo per inventare domani.
L'assenza è un'assoluta neutralità, indifferenza,
 quiete apparente, stasi, uniformità opalescente
e grigiore appena tiepido.
L'assenza ha sempre un senso.
Ha cangianti valenze.








26 commenti:

  1. L'assenza è la mancanza di comunicazione. Un distacco definitivo.
    Non è casuale. Ha un significato che a volte è difficile da comprendere perché la lontananza non scoppia all'improvviso ma matura lentamente giorno dopo giorno fino a l'esplosione manifesta.

    RispondiElimina
  2. L'assenza ha sempre un senso. Ha cangianti valenze.

    Mi piace la valenza cangiante dell'assenza.Il camaleonte si acquatta tra le foglie e, nascondendosi, diventa foglia...ed è ancora più presente perchè si immedesima nella natura che lo circonda...immobile per non farsi catturare resta fermo in attesa di riprendere a camminare e di diventare un altro...un colore nuovo.

    RispondiElimina
  3. Darei quattro giorni della mia vita per sapere come hai fatto...finalmente a capire! Il camaleonte è terribile!
    Gus non hai altro da aggiungere?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nell'ultima pagina di questa storia troverai le risposte che cerchi.

      Elimina
  4. ...ma cosè un'amicizia se non si "sentono" queste sensazioni...mi chiedo: ma tu dov'eri Gus?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono un pisello dentro il suo baccello.

      Elimina
    2. Sono o eri? é importante questa risposta! Devo curarti continuamente?? :) Sto passando ore qui a casa tua!
      Apprezza l'impegno!

      Elimina
  5. Azzardo...devono ancora arrivare?
    Quale pagina?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'ultimo post che scriverò in questo blog.

      Elimina
    2. Gus non essere tragico!!! Io chiedo solo di conversare con te ogni tanto E'.. difficile...?
      Che fai chiudi il blog!?

      Elimina
  6. Ma avevo capito io che nemmeno so chi è!!
    C'è un conto che non torna!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Conosci meglio di me i camaleonti. Ovvero, pensi di conoscerli.


      'notte.

      Elimina
  7. No! Non li conosco.. credo sia molto peggio di quanto immagino!

    RispondiElimina
  8. Siamo stati creati per l'eternità. Quindi il nulla non esiste. Dio ha creato ogni cosa perché esista.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensare il nulla è precisamente ciò che, secondo la tradizione metafisica, non va fatto. Non va fatto perché non è possibile farlo. Pensare il nulla è cadere in contraddizione, è pensare qualche cosa, quindi attribuire l'essere a qualche cosa che non è. Nella misura in cui io dico che il nulla non è o che il non essere non è, già entro in contraddizione perché attribuisco qualche cosa, sia pure il non essere, a qualche cosa che assolutamente non è, non essere stesso. Ed ora l'idea profonda, l'idea che sta nel cuore del pensiero di Parmenide, il vero padre della metafisica: tu non penserai il nulla. Questo interdetto, questa proibizione di pensare il nulla, la ritroviamo, via via, in tutta la storia della filosofia. La ritroviamo in Platone, il quale compie - come lui stesso dice nel Sofista - un parricidio, perché cerca di pensare il nulla, introduce il nulla nel discorso filosofico. Ma il parricidio, come Platone stesso dimostra, si risolve in un grande elogio, in un trionfo del padre, in un grande elogio di Parmenide, perché in realtà Platone dimostra l'impossibilità di pensare il nulla in quanto nulla. Il nulla può esser pensato soltanto come finzione, solo per analogia, serve per spiegare ciò che altrimenti non potremmo spiegare, cioè la molteplicità, quindi, in definitiva, il divenire. Ma, assolta questa funzione - una specie di finzione - assolta questa funzione, del nulla non ne è più nulla. Ma del nulla non ne è più nulla nella scienza, che davvero è l'erede di questa tradizione metafisica. E la scienza pensa ciò che è, con i suoi strumenti agisce su ciò che è, sperimenta ciò che è, ma lasciando ciò che non è fuori del campo della sperimentazione possibile. Di nuovo si dice: i buchi neri, oppure i numeri razionali, sono finzioni platoniche, sono di nuovo elementi introdotti nel discorso, che però non hanno nessun peso ontologico, nessuna realtà ontologica. Là dove invece esiste una vera e propria ontologia del nulla, ma esiste come trasgressione dell'interdetto parmenideo. Questa ontologia del nulla la possiamo ricostruire. Ci sono tracce nella storia della filosofia. E siccome il nulla è il grande rimosso della storia della filosofia occidentale, è chiaro che l'ontologia del nulla non può essere cercata che negli episodi marginali di questa storia della filosofia. Ha lasciato soltanto delle tracce, non è stata elaborata una vera e propria ontologia del nulla o meontologia. Ma le tracce sono rivelative, sono importanti e ci mettono, ci fanno incontrare autori - che magari non interpreteremmo in questa chiave, ma che in questa chiave vanno interpretati - come Plotino, il quale sostiene che il nulla è al di là dell'essere, anzi ne è il fondamento, il non essere è il fondamento dell'essere e dunque converte l'essere nella libertà. Troveremo questa stessa idea nei mistici, che arrivano a identificare Dio con il nulla e troveremo quest'idea nei romantici, i quali cercheranno di elaborare una vera e propria ontologia della libertà, cioè una concezione dell'essere come libertà piuttosto che come necessità, su base estetica. Perché su base estetica? Perché appunto l'arte, è quella che ci rende sperimentabile il paradosso dei paradossi, il paradosso per cui l'essere, la verità dell'essere è, ma è sempre altra da sé. Le opere d'arte di che cosa parlano, se non della verità dell'essere? Ma questa verità dell'essere che cosa é, se non sempre altra da sé. E' addirittura contraddittoria rispetto a se stessa.


      Sergio Givone

      Elimina
  9. Veramente bella Gus. Non credo si possa commentare..è bella e tanto basta. Buonanotte e a presto :)

    RispondiElimina
  10. Si parla di "assenza" Riccardo! Il nulla è un'altro discorso che non c'entra...nulla!

    RispondiElimina
  11. L'assenza reale di Cristo...questo è preoccupante a mio parere
    Mi fa riflettere questo passaggio: "Mi piace la valenza cangiante dell'assenza.Il camaleonte si acquatta tra le foglie e, nascondendosi, diventa foglia...ed è ancora più presente perchè si immedesima nella natura che lo circonda...immobile per non farsi catturare resta fermo in attesa di riprendere a camminare e di diventare un altro...un colore nuovo."
    Ma come dice bene Saray, non si può commentare, è bella e basta
    Ciao Gus

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, è bella e basta.
      Ciao Frafall@

      Elimina
  12. Gus.."le parole volano via" ma la riflessione di questo tuo scritto mette in movimento interminabili se,ma, perchè, come
    Buona giornata e grazie per il tuo esprimerti perchè riesci a coinvolgere

    RispondiElimina
  13. L'assenza evoca una presenza, la rende tangibile, viva.Dio è in ciò che ci manca.Ciao Gus. Speriamo che rinfreschi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gli anticicloni africani durano 15 giorni. Rinfrescherà verso il 10 luglio.
      Il nulla non esiste perché Dio è eterno, quindi c'era Lui.
      Ciao Antonietta.

      Elimina
  14. Un Mattutino di Gianfranco Ravasi del 2011.

    La tentazione ci allena, il dubbio è un tormento. Lui, però, non era tormentato dalla tentazione. Tra le prove e il suo grido: Non credo più! c'era la differenza che distingue l'assenza dal nulla. Il suo posto non è vuoto; non vi è nulla.

    In questi giorni che segnano per me e per molti lettori l'avvio della sosta estiva, mi è capitata tra le mani la prima versione italiana del romanzo, L'impostura, che lo scrittore cattolico francese Georges Bernanos aveva pubblicato nel 1927.
    Lo sto rileggendo e mi impressiona la figura di questo sacerdote, l'abbé Cénabre, che precipita nel gorgo dell'incredulità divenendo in pratica un prete ateo, un ministro di Cristo che non crede in Cristo.
    Ho scelto poche righe che invito a scandire lentamente, soprattutto nella sottile ma acuta distinzione tra «assenza» e «nulla»: sì, l'assenza non è identica al nulla. E questo sacerdote è ormai andato oltre la tentazione: essa è per certi versi preziosa, perché ci allena (Cristo stesso vi si sottopone). È andato oltre il dubbio lacerante che tormenta e quindi tiene vigile la coscienza. Egli è andato oltre anche l'assenza di Dio, ossia il suo silenzio.
    Il posto vuoto in casa è pur sempre il segno che manca qualcuno che si rimpiange o si attende di nuovo. No, nell'anima dell'abbé Cénabre non c'è più uno spazio vuoto da colmare, c'è semplicemente il nulla. Perciò, non si può neppure dire che sia ateo nel senso nobile del termine, cioè che viva con un'assenza con la quale si confronta.
    Per lui ormai è il nulla il grembo che lo sta risucchiando, un atteggiamento che non permette nemmeno di sentire la mancanza della fede e dell'amore, della realtà e della ricerca. Per questo, egli già da giovane seminarista «non sapeva voler bene… neppure a sé stesso». Può essere in agguato per tutti questo rischio, questo vuoto che non è un'assenza, ma il nulla.

    RispondiElimina

la paranoia è un disturbo della personalità