mercoledì 20 giugno 2012

Tommaso da Celano parla di san Francesco d'Assisi







Al tempo in cui soggiornava a Rieti per la cura degli occhi, chiamò un compagno che, prima d'essere religioso, era stato suonatore di cetra, e gli disse: «Fratello, i figli di questo mondo non comprendono i piani di Dio. Perché anche gli strumenti musicali, che un tempo erano riservati alle lodi di Dio, sono stati usati dalla sensualità umana per soddisfare gli orecchi. Io vorrei, fratello, che tu in segreto prendessi a prestito una cetra, e la portassi qui per dare a frate corpo, che è pieno di dolori, un po' di conforto con qualche bel verso». Gli rispose il frate: «Mi vergogno non poco, padre, per timore che pensino che io sono stato tentato da questa leggerezza».
Il Santo allora tagliò corto: «Lasciamo andare allora, fratello. È bene tralasciare molte cose perché sia salvo il buon nome ».

La notte seguente, mentre il Santo era sveglio e meditava su Dio, all'improvviso risuona una cetra con meravigliosa e soavissima melodia. Non si vedeva persona, ma proprio dal continuo variare del suono, vicino o lontano si capiva che il citaredo andava e ritornava. Con lo spirito rivolto a Dio, il Padre provò tanta soavità in quella melodia dolcissima, da credere di essere passato in un altro mondo.

Al mattino alzatosi, il Santo chiamò il frate e dopo avergli raccontato tutto per ordine, aggiunse: «Il Signore che consola gli afflitti, non mi ha lasciato senza consolazione. Ed ecco che mentre non mi è stato possibile udire le cetre degli uomini, ne ho sentita una più soave ».
















13 commenti:

  1. ‘La gioia spirituale è un’arma potente contro Satana e i frati devono usarla. S. Francesco evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali, tanto che correva il più presto possibile all’orazione, appena ne sentiva qualche accenno nel cuore. Alle volte Satana non potendo toccare il cuore gioioso del Santo, si serviva dei suoi compagni per suscitare in essi la malinconia e togliere la letizia; ma se i frati rimanevano nella gioia, Satana si ritirava sconfitto.’

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  2. La realtà si lascia docilmente colonizzare dall'abitudine, dalle abitudini che l'uomo acquisisce nella vita quotidiana.
    E quasi scompare.
    Nel reticolo delle abitudini la realtà non si realizza, si nasconde, svanisce.
    La coscienza non rimane più sveglia e si occupa soltanto di quello che ha davanti, di quello che capta sul momento.
    Il tempo si contrae, si divide e il suo fluire diventa impercettibile.
    La coscienza si spegne, perde intensità, e l'essere stesso, l'essere a cui questa coscienza appartiene si nasconde altrettanto, o ancora più della realtà.

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  3. Il 16 giugno è il compleanno di mia moglie. Il tempo terreno è cessato 28 febbraio 2011, dal primo marzo il tempo seguita dove Dio ha deciso. Sarà un posto bellissimo.
    L'abitudine e la consuetudine fanno dimenticare anche il dolore, e senza dolore Bruna non sarebbe vicino a me.
    Me lo ha spiegato un amico:


    Allarmato da un tuo recentissimo post con il quale rispondevi ad un’amica comune, ho saputo da poco tempo del terribile dolore che stai soffrendo; ti prego, credimi, non si è trattato di pettegolezzo da forum, ma di un mio presentimento.
    Sembrava che il forum fosse un “mondo” speciale dove il dolore non avesse spazio né presenza se non come argomento di chiacchierate.
    Invece quella notizia, anzi il dolore che quella notizia incorporava, hanno riportato il mondo virtuale nella sua realtà.
    Questa notte, mentre leggevo un libro che riporta poesie e meditazioni di Roberta de Monticelli, mi sei venuto in mente tu, il tuo dolore e l’impossibilità, tutta umana, di consolarlo.
    La poesia è una specie di Requiem, sulla falsariga dell’Eterno riposo che, forse, da bambini recitavamo prima di addormentarci.


    L’eterno riposo
    dona loro, Signore
    e dona un po’ di vita
    un poco di dolore
    a noi, perché nessuno
    se ne vada così, senza un saluto.
    Donaci tu la luce
    di una ferita.


    La felicità non può essere una felicità perduta, Gus. E ci resta, anche se dentro una ferita. Il tuo dolore, quel tuo dolore, è il terribile modo di averla ancora vicino a te, di averla ancora con te.

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  4. Donaci tu la luce di una ferita...Dio è in ciò che ci manca...parole da meditare, pesanti come macigni...ma perchè Dio ha scelto per noi una strada così difficile? In questi ultimi tempi è la domanda che mi faccio più spesso.
    Ciao Gus.
    p.s.(Ti ho risposto su Google + ma non so come funziona quella piattaforma. Spero che ti sia arrivata la risposta alla domanda che mi hai fatto.) buona giornata

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    1. Antonietta, Google+ è strano.
      Tutto ciò che è grande non è mai facile da conquistare.
      Ciao.

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    2. Oggi Gus ti avevo commentato evidentemente Blogger se l'è mangiato.
      ciao

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    3. Blogger sarà un cannibale.
      Ciao Gioia.

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  5. Io non credo che solo il dolore è il modo per aver vicino chi hai amato tanto.
    Ma é ciò che è stato quell'amore che ti ha riempito la vita che non te lo fa scordare di averlo accanto, perchè la tua vita ha avuto un senso col tuo amore.
    Credo che la nostalgia, il vuoto lasciato, incolmabile,quello fa sì che tu la senta accanto per sempre.
    Guardando gli occhi dei vostri figli, la sentirai accanto, attraverso,
    "le caprette" e tutto ciò che vi siete vissuti.
    Ciao August bellissimo il testo di Tommaso da Celano!

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  6. Ciao Gus.Ho scoperto in te, oggi più vero che mai, la dimensione dell'offerta. E' nel dolore, sia fisico che morale, che riscopro la Passione di Cristo. (Mounier "siamo stati visitati da qualcuno molto grande")Un abbraccio.

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  7. Alla luce di tutto, ma già lo sapevo da tempo, voglio solo dirti che sei uno dei più orrendi uomini che ho conosciuto in vita mia!
    Devi solo VERGOGNARTI!
    E qui chiudo!
    Pretendo le tue scuse!!

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  8. Il dolore a volte ci fa sentire la gioia della vita. Il contrario mi pare di no.

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    1. Il dolore ci avvicina a Gesù.

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