venerdì 2 marzo 2012

Quando la realtà si nasconde



La realtà si lascia docilmente colonizzare dall'abitudine,
dalle abitudini che l'uomo acquisisce nella vita quotidiana.
E quasi scompare.
Nel reticolo delle abitudini, la realtà non si realizza, si nasconde,
svanisce.
La coscienza non rimane più sveglia e si occupa
soltanto di quello che ha davanti, di quello che
capta sul momento.
Il tempo si contrae, si divide e il suo fluire
diventa impercettibile.
La coscienza si spegne, perde intensità, e
l'essere stesso, l'essere a cui questa coscienza
appartiene si nasconde altrettanto,
o ancora più della realtà.

9 commenti:

  1. Forse è perchè sono le 'scelte' a fare la differenza ... la maggior parte del mondo abituale sta con il nero e il bianco insieme, insomma un coperchio per ogni pentola pur di aver una vita tranquilla, ma l'adrenalina che distingue i giorni (spesso anche nella sofferenza) è la fedeltà e la sequela a una 'scelta' che ti costringe a schierarti e a rimanere 'vivo', vome diceva Oriana Fallaci,, sempre con il fucile in mano alla finestra, a difesa dei tuoi valori.
    Vero è che spesso le persone a sostegno delle stesse scelte, possono fare la differenza, anzi, ci sono momenti in cui sono necessari per non 'mollare il passo', ma l'Amico per eccellenza è sempre uno solo e quello e Lui non ci abbandona. Mai.

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  2. Credo che sia questa la condizione umana: non poter avere mai la visione d'insieme.
    D'altra parte in questo modo ciascuno si esprime ed esprime ciò che recepisce e capta della realtà in cui siamo immersi.
    L'individualità ci rende persone, belle o brutte, a seconda delle nostre scelte.

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  3. L'io generato dalla violenza è definito dalla reattività che lo rende meschino, lo convoglia nel particolare che più lo sollecita, entro cui ha l'illusione di autogovernarsi.
    La violenza attuale si scopre in tutta la sua macroscopicità e grossonalità in quel fenomeno del Potere che è il governo generale e capillare dell'umanità reattiva.
    Attraverso la conduzione della reattività si cerca di far diventare uguale la faccia di tutti.
    Si tratta del processo di omogolazione ampiamente previsto dall'intellettuale P.P.Pasolini.
    Benson ne "Il padrone del mondo" non arriva a questa immaginazione, cui invece giunge Huxley, con "Il mondo nuovo".
    L'uomo sogna di stare benissimo in questa palude omologante, ma non può evitare l'insorgere dal profondo di uno strano malessere, che possiamo definire come un'anoressia dell'umano: l'uomo non ha più voglia di vivere.

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  4. A me un mondo che spegne la coscienza, appare chiaro, poi tutto è relativo e soprattutto siamo liberi di chiamare 'bene' anche un mondo che genera questi effetti .... nella dinamica di Dio tutto concorre a un bene superiore, chiamiamoli 'lavori in corso' di un lavoro molto più complesso e che sicuramente sfugge alla nostra limitata visione di qualsiasi cosa ci circondi e ci comprenda, contenga.

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  5. C'è un passo di un Vangelo in cui Cristo chiede: "Quando tornerò ci sarà ancora qualcuno che mi ama?".

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  6. "Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?"

    (F.M. Dostoevskij)

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  7. A volte 'le montagne' sono tentazioni enormi di fronte alle quali ci sentiamo bloccati, sopraffatti, impotenti .... e ... se non ci arriva la tua, puoi unire la tua fede a quella dei fratelli e vedere che sì, anche le montagne possono essere spostate.

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  8. Ciao! :) Come "metafora" sono d'accordo: le montagne possono essere spostate!
    Bacio Gus!

    Come mai non vedi i lettori fissi?

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  9. Non vedo per qualche errore di Chrome.

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