giovedì 22 marzo 2012

Non si conosce una realtà se non cogliendone il senso

 



E' venuto il momento di riconquistare la profondità






della ragione, resa oggi pericolosamente superficiale.






La ragione è quell'originale apertura con cui l'uomo






percepisce il senso del reale.






E non si conosce una realtà se non cogliendone il senso.






Se ho una macchina e la esamino pezzo per pezzo, fino






ai più minuti componenti e non ne capisco il senso,






cioè a cosa serve, la sua funzione nella totalità,






non posso dire di conoscerla.






Inversamente, posso dire di conoscere la macchina






anche se non so analizzarla, ma ne colgo il senso.






Lo sguardo della ragione riconosce il vero, cioè






la corrispondenza tra quello che è proposto






e il proprio cuore, tra quello che si incontra e si segue






e la natura originale della propria persona.






E' venuto anche il momento di riscoprire la libertà,






di non essere più definiti dalla paura dei propri limiti






e del proprio male.






Dobbiamo diventare creativi, da non confondere con






l'esuberanza immaginativa, cioè riuscire






ad abbracciare la realtà secondo l'impeto ultimo






e l'ideale del cuore, cioè secondo il giudizio.





21 commenti:

  1. Si. Penso anche io che bisogna tornar ad esser creativi. Perchè si smette di esserlo?

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  2. C'entra qualcosa che il peccato ottenebra la mente ... e anche la creatività?

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    1. Il peccato spesso "rigenera" la mente. Non si potrebbe comprendere altrimenti..nessuno è un angelo immacolato tra di noi! Il giudizio?
      L'ideale del cuore, non teme e non giudica. Molto difficile evocare le regole della ragione e le eventuali conseguenze.

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    2. Teologicamente il peccato è un errore che commettiamo nella nostra vita. Ci allontana da Dio e perdiamo l'ausilio dello Spirito Santo. Solo attraverso il pentimento la Luce può tornare dentro di noi. Il cuore è la nostra affettività. Attraverso il filtro della ragione un sentimento viene valutato, nel senso se è qualcosa che migliora la nostra vita, oppure ci fa del male, o lo fa agli altri.
      Ciao Sara.

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  3. L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura.
    Nell'io interagiscono l'affettività e la ragione, nel senso che la ragione valuta le richieste dell'affettività, accettando quelle ragionevoli e scartando quelle negative.
    Quando questa simbiosi si rompe l'uomo diventa un mero fascio di reazioni incontrollabili e la ragione corre verso la follia. Questa situazione si chiama: l'io dissociato.

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  4. La ragione è una conseguenza della percezione, una conseguenza mediata dal giudizio...per questo l'istinto, da solo, è come una mina vagante.

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    1. Noi conosciamo la verità non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore. I princìpi si sentono, le proposizioni si dimostrano, e il tutto con certezza, sebbene per differenti vie.) Ed è altrettanto inutile e ridicolo che la ragione domandi al cuore prove dei suoi primi princìpi, per darvi il proprio consenso, quanto sarebbe ridicolo che il cuore chiedesse alla ragione un sentimento di tutte le proposizioni che essa dimostra, per indursi ad accettarle. Questa impotenza deve, dunque, servire solamente a umiliare la ragione, che vorrebbe tutto giudicare, e non a impugnare la nostra certezza, come se solo la ragione fosse capace d’istruirci. Piacesse a Dio che, all’opposto, non ne avessimo mai bisogno e conoscessimo ogni cosa per istinto e per sentimento! Ma la natura ci ha ricusato un tal dono; essa, per contro, ci ha dato solo pochissime cognizioni di questa specie; tutte le altre si possono acquistare solo per mezzo del ragionamento. Ecco perché coloro ai quali Dio ha dato la religione per sentimento del cuore sono ben fortunati e ben legittimamente persuasi. Ma a coloro che non l’hanno, noi possiamo darla solo per mezzo del ragionamento, in attesa che Dio la doni loro per sentimento del cuore: senza di che la fede è puramente umana, e inutile per la salvezza.
      B.Pascal-Pensieri-
      E' un po' lunghetto ma ne vale la pena!
      Un abbraccio!

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    2. Ciao Gioia.
      Nulla è più ragionevole della fede.
      La libertà è innanzitutto capacità di una percezione che nasca da di dentro, determinata da qualcosa che suscita l'interesse dell'io: quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'io, la struttura dell'umana natura.
      Tale percezione istituisce un paragone tra ciò in cui l'io si imbatte e ciò che lo costituisce originariamente.
      E' questo paragone che dà all'uomo la possibilità di cercare la soddisfazione.
      La percezione che coinvolge l'io è l'inizio della liberazione, perché è l'inizio della ricerca di un modo di rapporto con la realtà che soddisfi, cioè corrisponda, risponda a ciò che pre-occupa l'io, a ciò che teologicamente si chiama cuore.

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    3. Nulla è più ragionevole e.. irragionevole della fede!
      L’aspetto essenziale, il volto originale dell'io che ho colto, è sempre certamente fede, soprattutto per chi si sente meglio e gratificato...ma anche perché pre-occupa l'io e il cuore!
      La domanda sull’essenza, l'intuizione (scarsa) delle cose non sempre è posta nel momento opportuno, né trova la verità, e nemmeno la logica o la percezione del giudizio.
      Ritengo importante che i "giudizi" esistenziali (con fede) precedano e fondino quelli...che devono anche appartenere all’esperienza necessaria della vita reale e di "ritorno" alla riflessione metafisica
      La fede non innata può anche nascere dalle esperienze, belle o brutte che siamo

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    4. La fede è ragionevole. Se non lo fosse sarebbe disumana. E' riconoscere una Presenza eccezionale, è riconoscere la Presenza dell'eccezionale, la Presenza dell'infinito tra noi, in carne ed ossa. Riconoscere la Presenza di Cristo.
      La fede è un giudizio sul valore della vita e del mondo che ha come sorgente il gesto della sua morte e resurrezione di cui facciamo memoria.
      La fede è aderire a quello che afferma un altro. Ciò può essere irragionevole, se non ci sono motivi adeguati; è ragionevole se ci sono. Se io ho raggiunto la certezza che una persona sa quel che dice e non mi inganna, allora ripetere con certezza ciò che essa dice con certezza è coerenza con me stesso.
      La prima caratteristica della fede cristiana è che parte da un fatto, un fatto che ha la forma di un incontro... La seconda caratteristica è l'eccezionalità del fatto.
      La terza caratteristica è lo stupore: ma lo stupore è sempre una domanda, almeno segreta.
      Il quarto fattore è che la fede incomincia esattamente con questa domanda: «Chi è costui?».
      Ultimo punto: la risposta.
      Ma la risposta non basta se non diventa assunzione di responsabilità.
      Per aderire basta essere sinceri, affermare la corrispondenza tra quello in cui ci si è imbattuti e se stessi.
      Per negare occorre un preconcetto, cioè essere attaccati a qualcosa che si vuol difendere di fronte all'evidenza della verità.

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    5. Gus, forse non è serata per me! O non hai afferrato il senso del mio commento. Studi troppo e ragioni con ciò che ti fa comodo! Giri le interpretazioni come trottole. Ma va bene NON E' UN GIUDIZIO il mio!
      Posso solo confermarti che dopo aver visto, oggi, l'ultimo Prof che ancora mi ha allargato le braccia, anche comprendendo la mia infinita sofferenza, la fede, ma non solo, è davvero disumana!
      La chiedo tutti i giorni e non mi viene concessa mentre ad altri è stata data. E non permetterti tu di parlare di peccati o dei miei, perchè stavolta avrei da dire con certezze!
      Posso dirti e scandalizzati pure, che ti GIURO, anche ora, preferirei io essere inchiodata sulla croce per (soli) tre giorni, morire ,salire al cielo e giudicare!
      Mi permetto di dire che io, ma altre persone che stanno peggio di me abbiamo sofferto e CONTINUAMO a soffrire come bestie, DA ANNI, ma nemmeno per salvare gli altri (magari fosse così), senza sapere il perchè!
      Buona notte

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    6. C'è un passaggio determinante. Quello che trasforma la sofferenza, che è una cosa bestiale, come diceva Pavese, in Sacrificio.
      Il watershed è il punto dove confluiscono le acque.
      E' il punto di confluenza di tutto.
      Non esiste, amore, bellezza, bontà, giustizia.
      Non esiste niente senza il sacrificio.
      Il sacrificio è il watershed della nostra esistenza.
      Quando capisci questo cade il velo dagli occhi.
      Se non lo capisci porti la croce sulle spalle senza saperne il significato.
      'notte.

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    7. Gus!!...:(
      Ti sto dicendo che vorrei io vivere, LO GIURO, ciò che ha sofferto Gesù in quei giorni,anche per una settimana, raddoppio la sofferenza, e tu mi dici che non capisco il significato? Io sono andata oltre: ho capito il DOLORE! Ho capito che molte,troppe persone hanno sofferto più di lui!
      Se vuoi ti do io la mia di croce per cinque minuti (per carità) poi mi spiegarai il significato..considerato che la sofferenza ti spaventa e non poco!

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    8. Il sacrificio diventa un valore morale, cioè un valore della vita di un uomo, quando diventa corrispondenza, cioè risposta alla morte di Cristo per salvare la vita degli uomini.
      " Tu, Cristo, muori per me. Io aderisco a te nel tuo morire".
      Come? Attraverso i sacrifici che mi fai fare. La mia vita accetta i sacrifici che mi fai compiere come adesione alla tua morte. Per questo si chiama anche offerta. Offerta del proprio vivere, come partecipazione alla sua morte.
      Se il sacrificio è accettare le circostanze della vita, come accadono, perché ci rendono partecipi della morte di Cristo, allora il sacrificio diventa la chiave di volta per capire la storia dell'uomo. Tutta la storia dell'uomo dipende da quell'uomo morte in croce.
      Il sacrificio non è morire nella croce, il sacrificio è morire nella croce per ridare la vita all'uomo.

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  5. La ragione quindi deve servire anche per arrivare a conoscere il significato della materia in relazione allo spirito cui è legata?

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  6. La vita nello Spirito (San Paolo: Lettera ai Romani)

    [1]Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. [2]Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. [3]Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, [4]perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.

    [5]Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. [6]Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. [7]Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. [8]Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.

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  7. Leggo ora in treno:
    La virtù si esercita nel reale, ma è sempre un guardar oltre il fatto quotidiano.
    È don Primo Mazzolari.

    Guardo fuori. Siamo fermi. Una donna cercó di buttarsi sotto treno.
    Di fianco ata una pianta di magnolia in fiore.

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  8. Il reale che ti arriva all'improvviso e non è mai come te lo immagini. Condividere la croce è un fatto di decisione e di fede.
    Gus e Ricc. è un piacere leggervi!

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  9. Ciao Lucia.
    Per conoscere il cuore di una realtà bisogna viverla.

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  10. Una profonda riflessione,la rileggerò per coglierne pienamente il senso.
    Ciao,fulvio

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  11. Ciao Fulvio.
    Secondo le teorie quantistiche la realtà non esiste, è solo un'elaborazione mentale soggettiva.
    Io direi che esiste, ma la vediamo in modo diverso.
    C'è un dipinto di Modigliani appeso al muro. Siamo in tre ad ammirarlo. Un critico d'arte, un pittore e io.
    Tu pensi che vediamo la stessa cosa? Io posso fermarmi al bello mentre il critico d'arte potrebbe riuscire a definire il bello nei dettagli. Cioè spiegare razionalmente il perché del bello che per me è solo una sensazione.

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