domenica 26 febbraio 2012

Nonverar le stelle ad una ad una


Il grido proprio dell'uomo è domanda di felicità.
In questo grido sta la radice, il seme della creatività.
Il soffocamento del grido alla felicità equivale
allo spegnimento della scintilla della creatività.
Oggi c'è la tecnica, come applicazione della scienza,
la quale dice un'infinità di piccole verità in funzione
di una grande menzogna.
Quando non c'erano né jet né missili, Leopardi
poteva immaginare:

Forse s'avess'io l'ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
più felice sarei, dolce mia greggia,
più felice sarei, candida luna.

Oggi l'uomo che va con i missili a contar le stelle
ad una ad una , non credo sia di un briciolo più felice.
La felicità è qualcosa d'altro.

8 commenti:

  1. Contare le stelle ad una ad una mi ricorda una vignetta di Schultz (quello di charlie brown per intenderci) dove lo faceva lucy van pelt scioccando il fratellino: "solo tu puoi fare una cosa del genere!". In effetti è quello che stiamo facendo noi con la scienza.
    E lasciateci sognare! Ci tolgono quello e siamo tutti dei piccoli lucy. Perdiamo l'Attimo dietro alla conta.

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  2. La felicità intima credo sia uno stato di coniugazione con quel che ci circonda.
    Da noi stessi verso tutto ciò col quale possiamo coniugarci (persone, animali, cielo, stelle). Quando la strada verso la coniugazione col tutto (di cui fa parte anche il noi stesso) si fa impopolare, contraria, in salita noi proviamo l'opposto della felicità. Stiamo tendendo tutti verso l'opposto, verso l'individualismo, verso le moltitudini solitarie, non ci sentiamo piu in armonia col tutto che ci circonda.
    Quindi il da noi verso qualcosa diventa solo una direzione di ritorno a se stessi. Una sterile circolarità.

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  3. In questo viaggio di varie e confuse e disperate conoscenze, non limitate, non pensate,ma vissute forse per imparare,credo di "sentire" un alleato e sostenitore non meno fedele! :)
    E' Dio
    Bacio

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  4. L'alleato è ottimo.
    Ciao.

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Ciao Gus, sono tornata, tornata in me stessa.Ho vissuto in un sogno, un incubo, un viaggio, una guerra. Era come se stessi nell'utero di mia madre, quando gettavano le bombe e c'era il coprifuoco e il fronte avanzava e bisognava scappare e i tedeschi puntavano il fucile sulla pancia di mia madre e mi facevano male, mentre portavano via mio padre.
    Il reparto di malattie neuromuscolari non della nostra città si sta prendendo cura di me ed è una grazia.Ma quanta sofferenza, quanti giovani con lo sguardo spento si avvicendano su quelle sedie messe in fila per fare la terapia di rito!Gli operatori sono pochi e fanno miracoli.La paura personale è confluita nella consapevolezza di un destino che ci accomuna tutti.La felicità sembra un miraggio. Cerco, quando finisce il coprifuoco, di meditare su quanto sia importante decidere di essere felici.
    I miei studi mi hanno aiutata a cercare la radice di questa parola. Felice:dal verbo greco phyo , sono fecondo, porto frutto. Così, quando e come posso m'interrogo se ne sono capace, chiedendo a Lui che mi renda capace anche solo d'interrogarmi.

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  7. La nostra città è inospitale. Fortunatamente altrove si lavora meglio.
    Sono molto contento.
    Ciao.

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