giovedì 9 febbraio 2012

Comprendere le ragioni di uno che ti rappresenta



Quando leggevo Leopardi non mi era amico. Rappresentava molto meglio di quello che









avrei saputo fare io ,quello che io sentivo, ma non mi era amico: era un'autorità

fuori di me. 


Un po' per curiosità, un po' per dovere ho incominciato a capire certe cose.

Leopardi mi spiegava le ragioni del suo essere malinconico e io non condividevo.

I suoi lamenti li sentivo veri ma aumentavano la mia malinconia.


Un motivo in più per essere in contrasto con lui, ma non solo non ero in contrasto,

anzi mi diventava amico. Avevo compreso che uno ti diventa amico nella misura in

cui tu lo interiorizzi, vale a dire, comprendi le ragioni del perché lui ti rappresenta.

6 commenti:

  1. Modigliani lo adoro hai notato che gli occhi delle donne li dipingeva spesso con colori diversi?

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  2. Ciao Moni. Modì è sempre alla ricerca del Bello.

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  3. Io ho sempre amato Loepardi, anche al liceo... significa che (anche se vivevo nel pieno della giovinezza e non ero una persona pessimista)già mi sentivo rappresentata dai suoi Canti, in una certa misura?

    ciao Gus :-)

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    1. Anche quando siamo pieni di gioia c'è sempre qualcosa che ci manca. Per questo Leopardi ci rappresenta.
      Ciao Rose.

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  4. Io ho sempre tollerato poco Leopardi,la sua malinconia e il suo pessimismo...poi un giorno ho iniziato ad amarlo.

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    1. Leopardi si era innamorato di una donna, poi di un'altra, poi di un'altra ancora, ma capiva che era un'altra cosa quella che cercava dentro il volto di una donna: la Bellezza, a cui nessuna figura di donna rendeva totale giustizia.
      Scaturì allora in lui quella che si può giustamente chiamare preghiera, la preghiera di un ateo:



      Se dell’eterne idee
      L’una sei tu, cui di sensibil forma
      Sdegni l’eterno senno esser vestita,
      E fra caduche spoglie
      Provar gli affanni di funerea vita;
      O s’altra terra ne’ superni giri
      Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,
      E più vaga del Sol prossima stella
      T’irraggia, e più benigno etere spiri;
      Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
      Questo d’ignoto amante inno ricevi.


      Ciao Carolina.

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