mercoledì 15 febbraio 2012

Che danni produce la consuetudine?



La consuetudine reca in sé un meccanismo “suo”, cioè della ripetizione meccanica, quindi se ne è vittime e non artefici. Difficilmente si ripete con costante consuetudine senza immettere variabili, giacché l'individuo stesso è variabile dipendendo dal contesto e dalla crescita personale. Quindi la contadina che ha seguitato a portare in braccio il toro non è stata capace di interagire con la crescita del toro. E' stata cieca e ottusa, quindi vittima della tirannide della consuetudine.
Vero pure che dove finisce la consuetudine inizia la sperimentazione fuori dall'ordinario -che nulla a che vedere con il disordine o con la libertà negativa-
Inizia cioè lo stra-ordinario. Che altro non è che un chiedersi se il toro in questione ha bisogno di qualcos'altro che due braccia che lo portano...
Qualcuno cambia se trova in sé, grazie a mille motivazioni interne/esterne la necessità di modificazione. Il cambiamento spesso è dettato dalla necessità esterna che preme e sollecita il tuo interno fino a renderlo inevitabile. Potendo, forse, prevarrebbe il timore di lasciare il vecchio per il nuovo anche a costo di rischiare l'ernia e seguitando a sollevare il toro in braccio.

 


 

8 commenti:

  1. Dipende dal tipo di abitudine. Sostituiamo alla bambina una madre e al vitellino il figlio.
    Inizialmente la madre prende per mano il bambino, ci parla e altro. Il tutto aiuta il figlio a crescere e parlare. Se la consuetudine della madre non si arresta e la donna persiste nel prenderlo per mano anche quando è cresciuto commette una violenza e instaura un rapporto di dipendenza verso il figlio.
    Il cambiamento è un altro discorso. Nasce da un incontro che ti soddisfa dopo averne percepito adeguatamente il significato e si sviluppa individuando la coscienza della corrispondenza tra il significato dell'incontro e quello della tua esistenza.

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  2. Dunque: la consuetudine reca in sè un meccanismo “suo”, cioè della ripetizione meccanica, quindi se ne è vittime e non artefici. Difficilmente si ripete con costante consuetudine senza immettere variabili, giacchè l'individuo stesso è variabile dipendendo dal contensto e dalla crescita personale. Quindi la contadina che ha seguitato a portare in braccio il toro non è stata capace di interagire con la crescita del toro. E' stata cieca e ottusa, quindi vittima della tirannide della consuetudine.
    Vero pure che dove finisce la consuetudine inizia la sperimentazione fuori dall'ordinario -che nulla a che vedere con il disordine o con la libertà negativa-
    Inizia cioè lo stra-ordinario. Che altro non è che un chiedersi se il toro in questione ha bisogno di qualcos'altro che due braccia che lo portano...
    Qualcuno cambia se trova in sè, grazie a mille motivazioni interne/esterne la necessità di modificazione. Il cambiamento spesso è dettato dalla necessità esterna che preme e sollecita il tuo interno fino a renderlo inevitabile. Potendo, forse, prevarrebbe il timore di lasciare il vecchio per il nuovo anche a costo di rischiare l'ernia e seguitando a sollevare il toro in braccio.

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  3. Dentro l'ambito della consuetudine però, c'è pure il problema delle "dipendenze" ovvero delle abitudini che vengono percepite come condizionanti. E, sul piano sociale, anche quello della conformità a schemi culturali e sociali (non solo dominio, clientela e mafia; ma anche mentalità, linguaggio, ideologia, consumo, ecc). Si dice che l'abitudine è una seconda natura. E la "prima"? Si può ancora vedere qualcosa di quella o è ormai irrangiungibile?

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  4. L'abitudine può sveltirci i tempi di risposta ma anche rallentare le corde dell'immaginazione, può sottrarci la percezione del presente vissuto con consapevolezza e donarci una falsa sicurezza.Però che bella abitudine sorseggiare il primo caffè del mattino.

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  5. L'abitudine, la routine a volte è davvero devastante! :(
    Ps Pc...in prova! :(
    bacio

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  6. In bocca al lupo per la prova.
    Ciao.

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    1. ciao Gus :-)
      io credo che non produca danni, al massimo, stimolando poco l'area cerebrale dell'invettiva, fa invecchiare prima.

      a presto!

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  7. E ti pare un danno da poco?
    Ciao Carla.

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