giovedì 26 gennaio 2012

Una società priva di spessore

Continua a farsi strada una sorta di timore della memoria, fondato sulla speranza che solo mettendo tra parentesi il passato, o sterilizzandolo del tutto, sia possibile rendere più agevole la strada del futuro. 

E' un'operazione culturale che la società dei consumi ha largamente anticipato nei suoi comportamenti più ordinari, e che dà luogo a quel tipo di società liquida, priva di ogni spessore, costruita a misura più di merce che di persona. 
La memoria è proprio lo spessore che rende scomoda la visione di una società di questo genere, tutta proiettata in una piatta dimensione orizzontale.



 

9 commenti:

  1. L'uomo non ricorda, ricostruisce continuamente i ricordi in base alle sue nuove esperienze.

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  2. Non credo Gus sia così facile dimenticare! Noi oggi siamo il "vissuto"..e il vissuto è (il) presente!
    Dal futuro, forse, potremo nasconderci... o difenderci!
    Dici "tutta proiettata (memoria e società) in una piatta dimensione orizzontale"..solo orizzontale? Non so, sarebbe stato troppo semplice, se ho compreso bene: (forse) è meglio non sapere!
    Ciao!
    Ps se vuoi, mi piacerebbe un tuo commento nell'ultimo mio post.

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  3. Quando si pensa a una "società nuova", un pericolo grave in cui si può incorrere è l'immaginarsi la società nuova come di qualcosa di totalmente nuovo, dove la novità viene identificata con il diverso, il futuro viene identificato con la eliminazione del passato.

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  4. I cambiamenti autentici, quelli importanti, che entrano, per intenderci, nella memoria personale e comune, non si compiono in un attimo e solo per un motivo.
    Il loro inizio è in un attimo, ma la loro realizzazione avviene nel tempo, nelle ore, nei giorni, nei mesi, negli anni, che per noi, formano il tempo, attraverso una consuetudine che incide lentamente, con delicatezza astuta, su di noi, dandoci una direzione, nel bene e nel male.
    La scrittrice americana Flannery O'Connor, in un suo racconto " La schiena di Parker", parla di un uomo che era come un ragazzo cieco, girato con tanta delicatezza da non accorgersi che la sua destinazione era cambiata. Il cambiamento era stato positivo e lo aveva condotto a un moto di stupore per se stesso fino a fargli venire in mente che c'è qualcosa di straordinario nel fatto di esistere.
    Anche il mutamento delle civiltà è esito di processi complessi e difficilmente riconducibili ad una sola causa.
    Sicché si spiega come si possa considerare la divisione, il particolarismo e il rattrappimento della nostra attuale società come l'esito di un impegno costante di distrazione.
    Impegno, perché non è un caso.
    Costante, cioè non sporadico, se si vuole organizzato.
    Di distrazione, perché trae, poco alla volta e per piccoli passi, da un'altra parte.
    Per i cambiamenti di superficie basta un'inserzione pubblicitaria, o una voce grossa, o un'idea ripetuta ossessivamente, o una convenienza pratica.
    Per i cambiamenti veri, che segnano la storia di un'intera epoca, ci vuole ben altro.
    Una serie di atti che mutano la direzione fino a farci trovare con la faccia che guarda da un'altra parte. Mi riferisco all'industrializzazione dei processi produttivi che hanno sradicato l'uomo dalle sue tradizioni. Cambiato le abitudini, negato il contatto con la natura, trasformato l'uomo libero in un cinghia di trasmissione del capitalismo.

    Ciao Sara.

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  5. Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha tentato di spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. In particolare, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l'industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e così via.
    L'esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull'estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l'essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. La critica alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in Vite di scarto, Dentro la globalizzazione e Homo consumens.

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  6. Da Saray ho messo un commento a prposito di questo argomento.
    Per me è così importante ricordare che mi porto dietro sempre una penna e un'agenda per scrivere sì che non dimentichi nulla di ciò che cade sotto i miei tre occhi(il terzo occhio è il cuore, come dice Giovanni).
    Ciao

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  7. Ho letto, Antonietta.

    "La memoria ci dà l'identità, ci definisce, ci aiuta a crescere in consapevolezza, ci insegna a distinguere il bene dal male, ci dà le radici da cui si svilupperà il nostro albero.
    La nostra è una società senza memoria, una società che tende a nascondere tutto ciò che ci scomoda, ci rimette in discussione".

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  8. Senza memoria non c'è un futuro sereno per l'umanità. Ciao

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