lunedì 30 gennaio 2012

Quello che è accaduto

La cosa più impressionante della mia vita è stata vedere il buco dove fu piantata la croce, il luogo in cui Cristo è morto, dove Cristo ha agonizzato. Vedendo questo posto, immaginando l'incomprensione e il non riconoscimento di tutta la folla che stava a guardare, si capisce che dev'essere una cosa terribile e grande il male del mondo se Dio ha accettato un sacrificio così, una morte del genere.
Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento, che la gente si accorga di quanto è accaduto. E invece quello che è accaduto sembra sia oggi possibile cancellarlo così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia.
Oggi tutto il resto, la politica, l'economia, ecc, sembra più grande e più importante di questo avvenimento così facilmente e a buon mercato identificabile con una fiaba.
Ma la concretezza di quell'avvenimento è così umana che non si può tornare dalla Palestina col dubbio che il cristianesimo sia una favola.
Mettersi nelle condizioni naturali, logistiche, in cui Cristo si è venuto a trovare: il paesaggio che ha visto, le rocce che ha calpestato, le distanze che ha camminato.
Tutto collabora e costringe a capire la verità di quello che è accaduto.

5 commenti:

  1. La storia dell'umanità conta un numero immenso di martiri che hanno consegnato col loro sacrificio radiosi messaggi di pace, fratellanza, speranza e gioia. Non si può "tornare" da nessun posto del mondo senza comprendere che non sono favole né utopie, ma lezioni ineludibili, atti concreti di crescita dell'umanità, chiaro segno che attraverso una continuità di incrollabili sacrifici personali piccoli e grandi l'essere umano può trovare la sua "salvezza" nell'umanissima, terrenisssima e materialissima opera collettiva.

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  2. Il mio grande desiderio è quello di andare in Terra Santa e seguire con il cuore e gli occhi ,le vie percorse da Gesù.
    Non so se mai riuscirò ad andarvi, per ora ho sempre seguito con la mente gli amici che sono andati, ho guardato le loro foto,ho ascoltato le loro emozioni,come ho letto te, ora,ho sentito le tue emozioni, ho letto la tua riflessione a riguardo.Sì! sono convinta di quello che tu affermi.

    Ciao Gus, 'notte

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  3. Gioia, io in Terra Santa sono andato almeno cinque volte. Ho sempre provato emozioni identiche. Non ho mai fatto foto. Troppo in contrasto con la mia concentrazione.
    Ciao :-)

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  4. Perché la foto è un segno di debolezza. Usare l'immagine per ricordare.
    Invece, no! L'emozione non si rappresenta. E' dentro di te.

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  5. Le emozioni poi si trasformano! Per non dimenticare!
    Ciao! :)

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