Il risvolto più immediato di quanto è avvenuto
- la riscoperta dell'origine-
è un'urgenza di cambiamento
che ci fa sentire più sproporzionati che mai.
Il segno primo della percezione della novità
che sta accadendo tra di noi è che ci si sente poveri
e bisognosi di una risposta.
Occorre custodire l'esperienza di questa povertà
perché essa è l'inizio della verità.
Può sembrare folle, irrazionale o addirittuta immorale,
blasfemo, ma questo cambiamento, questo miracolo che
sfida l'uomo e il concetto di divino che l'uomo ha
produce uno strano frutto: l'uomo sperimenta di essere più uomo,
di essere umano come non aveva mai nemmeno
lontanamente immaginato
possibile.
La non poverà si oppone alla speranza perché colloca la sicurezza nella felicità futura in un certo possesso: " Spero domani di guadagnare alla lotteria sette miliardi. Con sette miliardi dico all'anima mia, mangia e bevi, stai tranquilla che ora hai tutto".
RispondiEliminaIl fatto nuovo è il passaggio dai valori portati da Cristo, all'avvenimento di Cristo, non più estraneo alla nostra vita.
Bisogna che diventiamo poveri, ossia certi di alcune grandi cose.
RispondiEliminaIl povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui costruisce una cattedrale anche se vive in una catapecchia, essendo così cento volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo un appartamento confortevole.
Perché essere poveri è essere certi?
Perché la certezza implica l'abbandono e il superamento di sé.
" Sono piccolo, sono niente, la cosa vera e grande è un'Altra".
Secondo l'economia la povertà è la mancanza di un reddito, di una proprietà, di un bene.
Non c'è un automatismo che ti fa passare dalla povertà economica alla Fede, anzi la povertà può incattivirti, spingerti a rubare, oppure prostituirti.
La teologia dà un concetto diverso alla povertà, cioè l'abbandono e il superamento di sé e la certezza di un Altro.
La povertà è un amore non verso se stesso ma diretto a raggiungere un altro.
La povertà è un corollario della Speranza. Se non diventi povero ( l'abbandono e il superamento di sé) non puoi sperare. La Speranza di un uomo è che la sua Fede giunga a compimento. Ma per sperare devi avere la certezza su una cosa presente.
La Speranza come certezza in una cosa futura poggia su tutto il passato cristiano, poggia su tutta la memoria cristiana, poggia su tutta la certezza di quella Presenza che è incominciata duemila anni fa ed è arrivata fino a te. Se non c'è puoi solo dar spazio all'immaginazione.
"Domani vinco al lotto è divento ricchissimo".
Le esigenze del cuore pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza di realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo il volto, secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno. Il cuore dell'uomo sogna, dà una forma positiva al suo cammino. Ma il sogno del cuore dell'uomo non può sostenere le ragioni di una certezza, della certezza che le esigenze siano esaudite.
Si può anche sognare che la sofferenza dell'uomo dipenda da un dio, da un impostore chiamato Cristo e dalla Chiesa, che hanno tolto all'uomo anche la speranza della felicità imponendo il sacrificio a vantaggio di una casta che manipola l'uomo per il proprio potere. E lo fa da duemila anni.
"Ci fa sentire più sproporzionati che mai"
RispondiEliminaChi?
Scrivi in plurale maiestatis o per altri,ma se scrivi tu,allora è :Mi sento più sproporzionato................................................................
Felice fine settimana,fulvio
Scrivo per chi si riconosce in:
RispondiElimina"Ci fa sentire più sproporzionati che mai".
Ciao Fulvio.
Emozionante ciò che hai scritto nel secondo commento! :)
RispondiEliminaHai riassunto in breve l'essenza della vera vita!
E' molto importante comprendere bene il significato..bisogna viverli certi momenti :)
Buona domenica Gus
Solo l'impatto con la realtà dà spessore alle nostre elaborazioni mentali soggettive.
RispondiEliminaUn abbraccio, Sara.